FISCALITÀ INTERNAZIONALE: CAMBIAMENTI STORICI

Il consiglio dell’avvocato Paolo Bernasconi agli elvetici in Italia: “rivolgetevi solo a consulenti onesti”


Intervista integrale a cura di Annamaria Lorefice

 

 

(intervista parziale pubblicata su Gazzetta Svizzera giugno 2015 http://old.gazzettasvizzera.it/6.html)


Paolo Bernasconi, da quasi trent’anni avvocato e notaio a Lugano, dopo una ventina come Magistrato del Pubblico Ministero, membro di commissioni di esperti e arbitrali. L’Università di Zurigo gli ha conferito il dottorato honoris causa per le sue attività e ricerche riguardanti la criminalità economica ed il riciclaggio. 


Lugano – Come sappiamo, nel pomeriggio del 23 febbraio 2015 è definitivamente scomparso il segreto bancario svizzero.
Per ciò che riguarda vari aspetti conseguenti, per esempio la posizione delle banche svizzere sul mercato italiano, la posizione fiscale dei frontalieri, la doppia imposizione e così via si stanno adottando continuamente nuove regole e cercando soluzioni. Come affermato dal parlamento italiano, la “Voluntary Disclosure consentirà agli italiani che detengono attività finanziarie o patrimoniali all’estero non dichiarate al Fisco, di sanare la loro posizione, anche penale, pagando le relative imposte e le sanzioni in misura ridotta”.

Per i ricchi o i ricchissimi alle prese con la voluntary disclosure non ci sono problemi, poiché ovviamente si possono permettere i migliori consulenti per mettersi a posto.

Invece i patemi d’animo più grossi – quelli che possono portare a sindromi o a vere e proprie malattie psicofisiche da curare, come ci testimoniano i nostri lettori (di Gazzetta Svizzera ndr) – pare incombano su chi detiene un conticino in banca o riceve una modesta pensione in Svizzera. Come affermato dal parlamento italiano,Insomma, pare che, come sempre in questo mondo, a rimetterci di più siano gli ultimi, quelli con i patrimoni minimi, quelli ai quali qualche buona nonna o mamma aveva messo da parte quel 30’000 o anche 50’000 franchi, i risparmi che duravano una vita, portati in banca o in posta ogni mese, pensando alle necessità o alla vecchiaia, un figlio, un nipote, un parente caro residente in Italia con il classico stipendio medio e relativa futura pensione minima.

Per tutti, ricchi e poveri, vale il consiglio datoci dal noto avvocato Paolo Bernasconi che teniamo a riferire ai nostri lettori: rivolgersi solo a consulenti molto specializzati e onesti con i propri clienti. Sì, perché data l’urgenza per le prossime scadenze di legge in merito alla “voluntary” e le preoccupazioni che attanagliano, c’è pure chi se ne approfitta. Consulenti che invece di richiedere la loro parcella, pretendono una percentuale sul capitale trattato.


Questi provvedimenti (come la Voluntary) più che direttamente dovuti alla lotta all'evasione fiscale, non sono piuttosto la conseguenza di ciò che accadde tra il 2007 e il 2009 quando la crisi immobiliare USA («crisi dei subprime»), provocò una crisi finanziaria che investì tutto il mondo? In altre parole, se non ci fosse stato l'evento “grave crisi Usa” si sarebbe scatenata la caccia agli evasori?


Vero che il Big Bang nella lotta mondiale contro l’evasione fiscale venne a situarsi, cronologicamente al 2 aprile 2009, in occasione del vertice del G20 tenutosi a Londra, allorquando venne lanciata ed attuata l’idea di una lista nera di Paesi non cooperativi in materia fiscale. Effettivamente si era a ridosso di quella crisi finanziaria innescata dal disastro dei subprime negli USA, che poi si trasformò in una vera e propria crisi economica. Il varo della lista nera costituiva una minaccia molto pesante per tutti quei Paesi che da decenni, fisiologicamente, costituivano un rifugio prediletto per i capitali sottratti all’imposizione fiscale. Questa strategia rappresentava soltanto una delle numerose tappe di quella “Lunga Marcia” percorsa da parte dell’OCSE da decenni per contrastare l’evasione fiscale internazionale. Stavolta si proponeva che venissero boicottati nei negoziati internazionali tutti quei Paesi che disponevano di un meccanismo di cooperazione fiscale internazionale non conforme al modello della Convenzione contro la doppia imposizione emanato dall’OCSE molti anni prima: finiva in lista nera quel Paese che avesse stipulato convenzioni conformi con meno di 12 altri Paesi. Questa strategia funzionò soltanto perché il gruppo politicamente ed economicamente più potente del mondo, ossia il G20, avallò questa strategia, creando addirittura un meccanismo di controllo affidato al cosiddetto Forum globale per l’integrità fiscale. Altri fattori però concorrevano in questa costellazione: infatti, fu già nel 2008 che il fisco USA lanciò un procedimento penale contro UBS e contro la banca LGT del Liechtenstein, annunciando che la scelta di questi due bersagli avveniva allo scopo di far cadere definitivamente l’abuso del segreto bancario ai fini dell’evasione fiscale. Il Fisco USA dispiegò ingenti mezzi, tant’è vero che, ancora oggi, oltre 100 banche svizzere sono esposte al rischio di pesanti multe. Ma questa azione punitiva rappresentava lo sbocco naturale di precedenti iniziative adottate dal Parlamento USA già ai tempi in cui ne erano ancora membri Obama e il senatore John Kerry. Intanto, in Europa, specie in Germania, già erano cominciati gli acquisti di dischetti rubati presso banche e fiduciarie contenenti centinaia di nomi di evasori fiscali stranieri.


Il recupero di denaro attraverso leggi anti-evasione fiscale è senz'altro legittimo, ma non sarebbe bene che i singoli governi adottassero misure capaci di impedire disastri come, ad esempio, quello provocato dal sig. Richard Fuld con la sua Lehman Brothers?


La finanza speculativa internazionale si dimostra sempre più una tigre indomabile: ormai da decenni, alla scoperta di ogni grande scandalo, viene avviata un’azione di contenimento dei danni cagionati dalla finanza speculativa internazionale. Qualche azione a livello nazionale conseguì successi limitati, mentre le azioni a livello internazionale si scontrano periodicamente con quell’atteggiamento sempre maggiormente protezionistico che riduce i benefici della globalizzazione del mercato. Intanto, la lotta all’evasione fiscale permette qualche risultato intermedio, come per esempio il recupero di milioni di imposte evase grazie all’attuazione dei programmi di autodenuncia varati negli ultimi dieci anni in numerosi Paesi occidentali, ai quali hanno aderito decine di migliaia di evasori. Il pubblico degli elettori se ne soddisfa, e distoglie l’attenzione da altre gravi disfunzioni fiscali, come per esempio i ritardi nelle procedure di incasso, a causa dei quali sfuggono ogni anno all’erario nazionale decine di miliardi.


Gli Usa e l'Europa sono riusciti a far svanire la tanto difesa idea di garantire la sfera privata dei clienti di banca in Svizzera. Un concetto che s'innestava sulla fiducia e il rispetto tra i cittadini e lo Stato svizzero...


La storia del segreto bancario svizzero, come quella del segreto bancario delle altre piazze finanziarie internazionali, si caratterizza anche per una serie sistematica di abusi messi in atto in modo massiccio ed organizzato per contrastare le norme che, di volta in volta, la comunità internazionale adottava contro l’evasione fiscale. Siccome da oltre 40 anni svolgo professioni a stretto contatto con il mondo bancario e finanziario internazionale, ne sono testimone: man mano che aumentavano, sia pure in modo debole e poco coordinato, le iniziative contro le evasioni fiscali, ai clienti evasori venivano offerte sempre nuove possibilità di fuga e di protezione. Dai conti cifrati, ai conti presso filiali e succursali all’estero, dapprima semplici società contabili trasformate poi successivamente in vere e proprie banche nelle isole di Jersey e Guernsey, a Montecarlo, Bahamas, Singapore, Cayman Islands e via dicendo. Quando, nel 2004, il Parlamento svizzero ratificò l’accordo sull’Euroritenuta con l’Unione Europea, ecco che migliaia di evasori fiscali aprirono un conto intestato a società di comodo in qualche paradiso fiscale extraeuropeo, a favore del quale trasferirono il saldo attivo dei conti a loro nominativamente intestati. E così venne eluso anche il Qualified Intermediary Agreement in vigore con gli USA dal 2001. Finché poi scoppiò il boom delle polizze di assicurazione sulla vita a premio unico. Questi sistemi di abuso del segreto bancario sono completamente estranei al diritto costituzionale svizzero in difesa della sfera privata dei cittadini, concretizzato anche grazie ad una legge federale completa e articolata. Anzi, oggi tutti riconoscono senza tanti veli, che gli abusi del segreto bancario hanno sempre oliato tutti i suddetti meccanismi favorevoli all’evasione fiscale. Soltanto cinque anni orsono, e ancora di più andando a ritroso, venivano bollati come traditori della Patria tutti coloro che osavano anche soltanto alludere ad una relazione tra il segreto bancario e l’evasione fiscale. Il rapporto di fiducia fra i cittadini e l’Erario svizzero ? Completamente abusato da parte delle migliaia di contribuenti svizzeri che, dal 2010 ad oggi, impauriti dall’avanzata delle misure contro l’evasione fiscale, hanno presentato autodenunce per un valore complessivo di circa 13,5 miliardi di franchi svizzeri. E’ ancora poca cosa rispetto a quanto emergerà quando si toglierà il coperchio dai conti non dichiarati di evasori svizzeri presso le banche svizzere a Londra, Montecarlo, Bahamas, Singapore e simili.


Banche svizzere: il loro comportamento riguardo agli evasori italiani non è uguale, cambia da istituto all'altro, come mai le disposizioni non vengono adottate in modo omogeneo da tutti gli istituti?


Il 22 ottobre 2010 l’autorità svizzera di vigilanza sulle banche ed altri intermediari finanziari FINMA, ha concretizzato una sua pluriennale strategia mediante una presa di posizione che impose al mercato bancario e finanziario svizzero l’obbligo di gestire i rischi legali e reputazionali. In termini semplici: qualora la banca, un suo dirigente o un suo dipendente, si fosse comportato in modo da innescare un procedimento penale e fiscale da parte di un’autorità straniera, la FINMA sarebbe intervenuta con misure correttive. Così è avvenuto, tanto per citare almeno i casi pubblici, allorché il Credit Suisse e la BSI si dichiararono colpevoli nei confronti del fisco americano. Come altre banche, anche queste due furono costrette a pagare una multa, la prima di 2,3 milioni di dollari, la seconda di 220 milioni di dollari e a garantire la loro cooperazione con il fisco americano nel reperire i mezzi di prova utili per scoprire altri evasori fiscali USA. La FINMA avviò pesanti procedimenti tendenti a ristabilire organizzazione e struttura conformi, nonché ad individuare le persone responsabili. Dopo un approccio alquanto disordinato, nel corso del 2013 e 2014, praticamente tutto il mercato svizzero oggi ha introdotto restrizioni al potere di disporre del proprio patrimonio nei confronti degli evasori fiscali dei Paesi europei, compresa l’Italia. Il Parlamento italiano, dal 1. gennaio di quest’anno, agita il bastone e offre la carota: la carota è quella della voluntary disclosure, che viene promossa agitando il bastone della punibilità del cosiddetto autoriciclaggio. Ecco perché le banche ormai rifiutano i prelevamenti in contanti, grazie ai quali migliaia di evasori di precipitarono a farcire le cassette di sicurezza di banconote, di oro fisico e di diamanti acquistati precipitosamente in territorio svizzero. Vietato anche il trasferimento nei paradisi fiscali o a favore di conti intestati a società in paradisi fiscali. Oggi brillano (ma fino a quando?) Romania, Bulgaria, Cipro, Malta, Paesi Balcanici, Paesi del Golfo, e persino il Marocco e la Tunisia, come destinazioni di capitali in fuga. Per la FINMA, sarebbe un problema politico internazionale elencare i Paesi considerati vietati in quanto manifestamente destinazioni allo scopo di evasione fiscale.


Le risulta che a fine mese d'aprile una grande banca abbia bloccato il ritiro di soldi dai bancomat a tutti i frontalieri che non avevano firmato la Voluntary Disclosure?


Il mercato bancario è obbligato ad evitare di finire oggetto di procedimento penale diretto non solo contro i propri dirigenti e dipendenti, ma anche contro la banca medesima per qualsiasi forma di partecipazione in reati fiscali o di diritto comune. Per esempio, si astengono scrupolosamente dalla messa in esecuzione di quei sistemi di sovra- e sottofatturazione che per decenni hanno impoverito le aziende italiane. Non sfugge più nessun cliente, indipendentemente dall’importanza del saldo attivo del suo conto e dal suo statuto, come frontaliere o addirittura come beneficiario di rendite sociali conseguite avendo esercitato attività professionale sul territorio svizzero.


Gli impiegati e i dirigenti risponderanno personalmente nel caso aiutino clienti “in difficoltà”?


Non solo i singoli dirigenti e dipendenti delle banche corrono il rischio di essere perseguiti penalmente da parte delle autorità dei Paesi europei, come già avvenne in USA, bensì anche le banche stesse, come già avvenne sia in Germania che in Francia. A questo scopo, contestualmente all’entrata in vigore della punibilità dell’autoriciclaggio a carico dell’evasore fiscale, è entrata in vigore anche una modifica della Legge italiana no. 231/2001 riguardante la punibilità delle imprese.


L'Italia ha ideato il “delitto di auto-riciclaggio” da provento delittuoso, incluso evasione al fisco (anche se dichiarato) …


Secondo il nuovo art. 648ter del CPI, in vigore dal 1. gennaio 2015, l’evasore fiscale viene punito non più soltanto per l’infrazione fiscale da lui commessa, bensì anche per il comportamento mediante il quale ha occultato il provento dell’infrazione fiscale, rendendo quindi più difficile per l’autorità italiana il reperimento del patrimonio sottratto all’imposizione fiscale. In realtà, il reato di riciclaggio entrò in vigore in quasi tutti i Paesi a partire dalla fine degli anni ’80, specialmente grazie alle relative convenzioni internazionali. Gli USA, i Paesi dell’Unione Europea, Italia compresa, hanno via via punito il riciclaggio senza distinguere se si trattasse di un provento di reati di diritto comune, come la truffa, la corruzione, il traffico di stupefacenti, oppure se si trattasse del provento di infrazioni fiscali. Pochissimi furono gli Stati, e fra questi l’Italia, che non punivano l’autoriciclaggio. In Svizzera, per esempio, dove il riciclaggio è punibile dal 1. agosto 1990, non si è mai distinto fra la punibilità del riciclaggio commessa dall’autore del reato a monte oppure dalla stessa persona. Per contro, il diritto svizzero ha sempre accuratamente evitato di punire il riciclaggio del provento di infrazioni fiscali. Solamente con il 1. febbraio 2009, sotto la pressione del GAFI, agenzia specializzata antiriciclaggio dell’OCSE, venne introdotta la punibilità del riciclaggio del provento di infrazioni nella fiscalità indiretta, come l’IVA, infrazioni doganali e simili. A partire dal 1. gennaio 2016 sarà punibile anche il riciclaggio del provento di delitti fiscali qualificati in violazione degli obblighi previsti dalla fiscalità diretta.


Ora siamo in giugno, quanto tempo hanno i contribuenti italiani per mettersi a posto?


Il termine legale per inoltrare l’istanza di adesione alla voluntary disclosure scade al 30 settembre 2015. Siccome stimo che l’Agenzia delle Entrate sarà confrontata con decine di migliaia di istanze, fra le quali molte complesse, molti si attendono una proroga. Meglio non specularci, infatti, la preparazione dell’istanza di voluntary disclosure richiede parecchi mesi: la raccolta della documentazione presso le banche svizzere allo stadio attuale domanda circa un paio di mesi, che si possono allungare quando il conto sia intestato invece che alla persona fisica, ad una società di comodo di Vaduz, BVI, Nassau e simili. Inoltre si deve ormai mettersi in coda, presso quegli istituti che si sono specializzati nell’allestimento del calcolo dell’imposta sottratta, al quale seguono poi i mesi necessari per il professionista italiano che allestirà l’istanza e la documentazione relativa.


Di quali consulenti fidarsi?


Valgono le regole di prudenza consuete per quando ci si rivolge ad un libero professionista: professionalità, esperienza, integrità. La legislazione fiscale e penale italiana in vigore dal 1. gennaio 2015 è molto complessa. Pertanto, soltanto un numero ristretto di tributaristi e commercialisti si è attrezzato ed ha approfondito tutti i meandri di questa legislazione. Conosco molti commercialisti italiani che responsabilmente si astengono dal fornire consulenza riguardo alla voluntary disclosure. Come sempre nei rapporti con un libero professionista, il cliente deve pattuire sin dall’inizio anche le modalità di remunerazione della prestazione professionale: molti professionisti fatturano in base al tempo impiegato, altri fatturano a percentuale rispetto all’importo sottratto e non dichiarato, mentre altri applicano una combinazione dei due sistemi.


Nella sua esperienza in studio con clienti in fibrillazione... quali i casi che più l'hanno colpita?


Constato da decenni che l’evasione fiscale viene praticata indipendentemente dalle professioni, dall’età, dal ceto. Pertanto, la consulenza riguardante i rischi connessi all’evasione fiscale mette in contatto con la casistica più eterogenea possibile. Si incontrano evasori per ragioni ideologiche, evasori che argomentano in base alla propria sfiducia nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, evasori che riconoscono ed si adeguano a questo cambiamento epocale, evasori che imbarcano i loro patrimoni verso Paesi che daranno loro ben scarsa assistenza legale nel caso in cui i loro patrimoni dovessero svanire nel nulla (per esempio, sto seguendo ormai parecchi casi di persone vittime di reati patrimoniali nei Paesi del Golfo). Poi ci sono gli evasori che ritengono troppo onerosa la voluntary disclosure poiché metterebbe in evidenza che per anni hanno sottratto alla propria azienda in Italia redditi molto ingenti, che non sono intenzionati di sottoporre agli obblighi fiscali futuri. Si incontrano liberi professionisti ed anche coloro che per anni hanno beneficiato di sistemi di sovra- e sottofatturazioni, castelli fittizi di società di comodo per nascondere i titolari di marchi di fabbrica o per nascondere ingenti beni immobiliari nelle città e località di vacanza italiane.


E i casi che l'ha commossa ?


Come in ogni studio di avvocatura, si pensa e si discute, talvolta si ride e talvolta i clienti piangono: quei piccoli imprenditori che hanno l’azienda famigliare sull’orlo del fallimento e che non possono più, come negli anni precedenti, alimentarla di contrabbando con i risparmi che hanno accumulato per decenni presso una banca svizzera, a colpi di qualche migliaia di euro per ogni viaggio.


Intervista integrale a cura di Annamaria Lorefice

 

 

(intervista parziale pubblicata su Gazzetta Svizzera giugno 2015 http://old.gazzettasvizzera.it/6.html)



Goodlyswiss pubblicato il 10 giugno 2015




VOGLIONO SPARARE LUCI SULLE ALPI: FERMIAMOLI!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NEL 2015 VOGLIONO FESTEGGIARE IL VALLESE IN UN MODO SCELLERATO

 

FIRMIAMO LA PETIZIONE!

 

Petizione Dark-Sky Switzerland: Prima tappa raggiunta in 3 giorni!

In più di 1’000 hanno firmato la petizione, la raccolta firme continua

“Vogliono irradiare di luce le Alpi: fermiamoli!
LASCIAMO CHE LA NATURA POSSA DORMIRE IN PACE!

 

Questo è lo slogan della petizione internazionale, che è partita dalla sezione ticinese di Dark-Sky Switzerland, e che sta avendo un gran successo.

Avevamo pianificato di raccogliere 1'000 firme entro estate ed invece abbiamo raggiunto l'obbiettivo in 3 giorni.

 

Questo dimostra una buona sensibilità contro l'utilizzo sconsiderato della luce.

La raccolta firma continua sul sito http://www.darksky.ch/petizione

 

Persona di riferimento per la Svizzera di lingua italiana:

Stefano Klett
vice presidente Dark-Sky
stefano.klett@darksky.ch

 

 

 

 

CONFERENZA A LUGANO SU BAMBINI E ALIMENTAZIONE VEGANA - 4 OTTOBRE HOTEL PESTALOZZI

 

 

 

Abbiamo il piacere di segnalare la conferenza del Prof. Leonardo Pinelli, pediatra, diabetologo, nutrizionista ed esperto di alimentazione vegetariana,  sull’alimentazione a base di alimenti vegetali in particolare per bambini ed adolescenti.

Il Prof. Pinelli è anche autore del libro “Vegpyramid Junior” (Ed. Sonda) che sarà disponibile durante la serata e che potete trovare anche nel nostro catalogo (www.atra.info).

La conferenza si terrà

venerdì 4 ottobre 2013 (ore 20.30) all’Hotel Pestalozzi in Piazza Indipendenza 9 a Lugano

 

Entrata libera, piccola degustazione di dolci vegan a disposizione. 

 

Goodlyswiss 24 settembre 2013

 

GABRIELLA HUNGER RICCI, UNA PRODUTTRICE DI PRODOTTI COSMETICI VEGETALI CHE FIN DAGLI ANNI '60 NON HA MAI FATTO TEST SUGLI ANIMALI

 
Lunedì 23 settembre 2013
 

Presentazione del libro "Una vita per la bellezza" a cura dell'autrice  Annamaria Lorefice al XII° Simposio Dr. G. Hunger Ricci "Salute e bellezza":questa sera ore 19,00 a Gentilino Presso la Scuola Internazionale di Estetica e cosmetologia. Info: https://www.facebook.com/annamaria.lorefice?ref=tn_tnmn

La biografia di Gabriella Hunger Ricci scritta da Annamaria Lorefice
La biografia di Gabriella Hunger Ricci scritta da Annamaria Lorefice

 

INTERVISTA

ALLA SCRITTRICE-GIORNALISTA

ANNAMARIA LOREFICE

SULLA BIOGRAFIA

DI GABRIELLA HUNGER RICCI

 

 

È uscita su Amazon “Una vita per la bellezza”, la biografia scritta da Annamaria Lorefice che rivela “passioni umane e professionali della dottoressa Gabriella Hunger Ricci”, personaggio di spicco nell’ambito della cosmetologia non solo in Canton Ticino ma anche a livello internazionale. Una studiosa all’avanguardia che rifiutò sin dagli anni Sessanta sia l’utilizzo di ingredienti animali nei cosmetici da lei prodotti, sia di testarli su animali.

Ci voleva un libro dedicato a un talento che si è espresso per cinquant’anni, ed è ancora attivo, sul territorio ticinese. G. Hunger Ricci è una “studiosa della Fitocosmetologia che negli anni Sessanta fonda in Svizzera un innovativo centro di cure estetiche, un laboratorio di prodotti di eccezionale qualità non ancora esistenti sul mercato, una scuola internazionale per estetiste e infine una casa editrice che pubblica i testi sui quali si sono formate centinaia d’estetiste nel mondo.
Un complesso di attività di gran successo, perché fondato su studi scientifici rigorosi e passione per la ricerca fitoterapica, e che le è valso importanti riconoscimenti e un Oscar di settore”. Chiediamo qualche curiosità in più all’autrice Annamaria Lorefice.

Quando ha deciso di scrivere questa biografia?
«Tutto è nato da un'intervista che avevo fatto per Gazzetta Svizzera * alla dottoressa Gabriella Hunger Ricci alla fine del 2010. In quell'occasione conobbi la sua storia e mi colpirono un paio di particolari. Dopo l’intervista chiamai la dottoressa per chiederle di raccontare pubblicamente la sua vita. Lei acconsentì e iniziai a scrivere…».

Quali particolari l’avevano colpita?
«Primo fra tutti il fatto che già a partire dai primi anni Sessanta un’imprenditrice rifiutasse ingredienti animali nelle sue preparazioni e rifiutasse di testare i propri prodotti su animali, cosa che invece ancora oggi purtroppo si fa. Essendo io vegana, questo è stato per me un aspetto fondamentale, e un segno che questa donna era davvero all’avanguardia anticipando i tempi anche nel senso della sensibilità verso la natura e le creature senzienti. Il secondo elemento è stato la sua facilità nel realizzare cose importanti».

 

In che senso “facilità”?
«Facilità dovuta anche all’epoca d’oro degli anni Sessanta a Lugano, dove c’era spazio per idee nuove e dove il lavoro non era così difficile e incerto come oggi. Ma soprattutto la facilità o meglio la capacità della dottoressa di realizzare in breve tempo una scuola, i noti prodotti cosmetici e una casa editrice».

Non era poco…
«Il tutto è nato della sua grande passione per la fitocosmesi, per la ricerca scientifica e per la volontà di trasmettere la sua conoscenza alle allieve e il benessere alle clienti. Questi elementi e in primo luogo, ripeto, il rispetto per gli animali della Hunger Ricci, hanno subito suscitato in me il desiderio di ricordare e parlare oggi di questa vicenda imprenditoriale ma anche umana».

La cosa che più l’ha incuriosita?
«Più che incuriosita, impressionata: il racconto drammatico della guerra, quando la dottoressa mi descrisse l'occupazione della sua casa da parte delle truppe nella seconda guerra mondiale, a Borello in provincia di Cesena: basti pensare che il salotto di casa venne adibito a stalla… il ricordo di quei momenti, ovviamente indelebili nella memoria, l'hanno commossa e ha fatto commuovere anche me».

Altri episodi?
«Quello gioioso dell'incontro con il noto musicista Helmut Hunger, e poi del suo romantico ma avversato matrimonio con Helmut».

Avversato da chi?
«Dalla mamma della dottoressa in primis e dal prete del paese, dato che lui, il marito, non era cattolico... storie d'altri tempi, oggi non potrebbe accadere più. Almeno spero».

Nel libro si parla anche del lavoro della Hunger Ricci?
«Soprattutto di quello, dato che è stato la sua vera grande passione che l’ha occupata ogni momento della sua vita. Il lavoro della dottoressa deriva da una grande passione per la scienza, la fitocosmesi in particolare e deriva da una domanda, che era stata un assillo fin da bambina: “perché la pelle deve diventare vecchia e brutta?».

Nel libro è scritto che per le sue ideazioni e la sua ricerca scientifica G. Hunger Ricci è stata premiata molte volte.
«Sì, sin dai suoi esordi professionali, soprattutto come ricercatrice. L’ultimo riconoscimento, all’età di 85 anni, è stato un meritato premio alla carriera nel 2012, attribuitole dal sindaco di Gentilino a nome della popolazione».

Quanto è durato il lavoro di scrittura?
«Il lavoro di raccolta di tutto il materiale possibile (di una vita…), e poi di scrittura, revisione delle bozze, ricerca e scelta delle foto, è stato svolto nei ritagli di tempo per un paio d’anni. Per mesi ho frequentato la dottoressa, mi recavo a casa sua e registravo tutto quello che diceva».

A che prezzo è in vendita il libro?
«Intorno ai 5 euro».

E’ un prezzo accessibile a tutti.
«È un libro digitale quindi si può fare. Ma la decisione del “prezzo accessibile” è stata presa per una ragione precisa, cioè pensando a tutte le ragazze che frequentano la Scuola Internazionale di Estetica e Cosmetologia Dr. Gabriella Hunger Ricci, e alle recenti ex alunne che magari sono estetiste al loro primo impiego le quali, senza spendere troppo, potranno conoscere la storia della fondatrice della loro Scuola, dell’azienda e del marchio con la famosa farfalla della Hunger Ricci».


Roberto Bosia

 

 

 

Dalla prefazione del dr. Milazzi: “Conosco la Dr.ssa Hunger Ricci da circa 30 anni, durante i quali ho potuto apprezzare la sua professionalità e, soprattutto la sua “genialità biochimica” nel creare prodotti per l’estetica.
Quando ho ricevuto la biografia confesso che ero un po’ riluttante nel leggere la storia della sua vita perché – come tutte le biografie – sono un po’ noiose quando si conosce bene il personaggio descritto.
Eppure, senza accorgermi ho letteralmente “divorato” altre 100 pagine affascinato da questo straordinario personaggio che prendeva forma e vita dalle righe del libro.
I piccoli fatti di vita quotidiana, gli aneddoti, le sensazioni descritte con incisiva semplicità danno una immagine viva della bambina, della donna e della imprenditrice Gabriella Hunger Ricci.
La giornalista Annamaria Lorefice descrive con sottile abilità le qualità di una donna che affronta i fatti della vita con la curiosità di una bambina. Leggere questo libro è stato come camminare a piedi nudi sull’erba: provoca sensazioni pulite e piacevoli, esattamente quello che trasmette la dottoressa Gabriella Hunger Ricci. 
Dr Aldo Milazzi”





 

“Una vita per la bellezza” è su Amazon vedere qui:

http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss_1?__mk_it_IT=ÅMÅZÕÑ&url=search-alias%3Dstripbooks&field-keywords=una+vita+per+la+bellezza




 

 

*gazzettasvizzera.it  il mensile della Confederazione dedicato agli svizzeri residenti in Italia.

 

www.ch-ti.ch

 

Goodlyswiss agosto 2013 

 

 

 

FARE SQUADRA PER VINCERE LE PARTITE IMPOSSIBILI

Il giornalista Roberto Bosia autore dell'articolo
Il giornalista Roberto Bosia autore dell'articolo

 

Posta in arrivo

 

Lettera aperta sul Turismo

di Roberto Bosia

direttore di ch-ti.ch

 

 

 

 

 

Tutto ci fa capire che il turismo viaggia a due o tre velocità, in parallelo senza mai incontrarsi. Assistiamo a situazioni comiche, oseremmo dire tragicomiche, dove il pubblico viaggia (eccezione) a velocità supersonica, il privato, o parte di esso a velocità ridotta mentre l’altra parte del privato a velocità stratosferica.

Poi vi è la gente locale, che dovrebbe svolgere un ruolo importantissimo, con la realizzazione di eventi, messa a disposizione di gente per garantire il successo pratico dell’evento stesso. Inutile che una società organizza un evento, chiedendo la collaborazione di tutti gli esercizi pubblici, per dare ai partecipanti una visione d’insieme, e che poi qualche esercente che pensa di essere più furbo si chiama fuori, per poi rendersi conto dell’afflusso di gente e allora proporre un suo piatto a prezzo differente rispetto gli accordi che tutti gli altri hanno concordato con l’organizzazione.  Ecco come è semplice rovinare l’immagine di un paese, degli organizzatori e di tutto ciò che stà attorno. Certo perché i partecipanti non conoscono i retroscena e costatano unicamente come gli organizzatori non siano stati capaci di far accordare tutti gli attori in un’unica soluzione a vantaggio di tutti i partecipanti. Questo è solo un esempio, come ne potremmo elencare altri, tipo rivolgersi a fornitori al di fuori del proprio comune, scavalcando quelli del paese, per mere questioni personali e di non approccio. Ecco come si riesce a rovinare tutto prima ancora di iniziare. In ogni comune si dovrebbero favorire, o almeno interpellare i fornitori del luogo e se questi non sono interessanti o applicano tariffe troppo care rispetto la concorrenza, allora si può andare fuori zona. Ma a priori, ‘’segare’’ i locali solo per questioni di poca attrazione personale, si compie un assassinio verso il proprio paese, nel quale si vive e che si dovrebbe amare. Purtroppo diventa sempre più difficile cercare di lavorare in sintonia, vuoi per una situazione di contingenze, vuoi perché trovare finanziamenti è sempre tema ostico, vuoi perché gli organizzatori sono coinvolti con i loro commerci e pensano più a se stessi che alla comunità. Tanti sono i motivi di queste tensioni, non nuove nel tempo, ma che a fronte dei grossi investimenti che lo Stato, gli Enti e i Comuni mettono a disposizione, noi semplici organizzatori o semplicemente partecipanti agli eventi, abbiamo il dovere di ‘’fare squadra’’.

O si inizia a capire di marciare tutti in un’unica direzione, avendo qualche opportunità di riuscita, oppure lasciamo perdere e facciamo del Ticino un luogo dormitorio dove passare la vecchiaia, ma almeno non lamentiamoci. Ci fa male, vedere dipendenti comunali, cantonali, operatori turistici, albergatori e ristoratori e commercianti, che non sono neppure capaci di intendere quali opportunità di benessere si celi dietro al turismo e sentire il pessimismo da parte di chi dovrebbe essere lo sprone nel cogliere le possibilità che vengono servite su un piatto d’argento da parte di investimenti pubblici. Continuando a criticare non si va da nessuna parte e a tutti è richiesto un sacrificio da dedicare al tema. Il turismo è l’unica via d’uscita da questa situazione congiunturale pazzesca creata dal troppo parlare e dal poco fare. Ora dobbiamo fare e in squadra le cose ‘’vengono’’ meglio. Ci vuole capire che se all’inizio la squadra stenta a partire, perché gioco forza deve trovare il proprio equilibrio, poi, una volta partita, staremo tutti bene e i nostri figli potranno trovare lavoro qualificato nei propri comuni, apportando il loro sapere sul territorio ? Sembra proprio che molti albergatori, ristoratori, operatori turistici e commercianti, preferiscono la certezza del poco piuttosto che la visone futura del tanto. E allora avanti a tutta e smettiamola di ‘’gufare’’ . 

 

Rendiamoci conto che il nuovo centro Splash-SPA di Monteceneri (vedi foto) è una grande opportunità turistica anche per chi pernotta le proprie ferie sia a Chiasso che Airolo. Se comprendiamo questo teorema, siamo già a buon punto !!!

Roberto Bosia

 

http://www.ch-ti.ch/

 

Goodlyswiss 3 luglio 2013

 

 

 

 

 

 

 

Faido piazza come piazza Riforma:

è arrivato il Wire-less

 

Ed ecco che dalla progettualità si passa ai fatti. Anche in Piazza Franscini a Faido, è posibile collegarsi con i propri apparecchi tablet o Natel come anche Notebook, alla linea internet Wireless, organizzata dal Municipio e a titolo gratuito.

Ricordiamo che la pssword ha validità 7 giorni, indi dovrà essere rinnovata, sempre a titolo gratuito.

Questo passo è il primo della realizzazione del progetto turistico atto a rilanciare la MediaLeventina e e lentamente stanno mettendo in cantiere tutte quelle soluzioni inerenti al progetto del rilancio turistico della regione. Mai, a nostro modo di vedere, a Faido si sono compiuti passi di questa concretezza.

Ora spetta alla gente di smetterla di solo reclamare ma di operare in sintonia con la nuova strategia e cercare di imprimere la giusta positività per assieme condividere e divulgare le nuove opportunità offerte ai locali come ai turisti. Una progettualità presentata qualche sera fa alla popolazione da parte del Municipio che ha riscosso l’approvazione ‘’bulgara’’ di tutti i presenti in sala.

(Roberto Bosia ETC Reporter Photo)

Goodlyswiss 17 giugno 1013

È NATA LA BORSA DEL LAVORO IN CANTON TICINO

L’Associazione ETC tramite il suo blog www.ch-ti.ch mette a disposizione spazio alle persone che sono alla ricerca di un lavoro, come anche ai datori che sono alla ricerca di collaboratori. Desideriamo dare un concreto aiuto a tutte quelle persone che sono seriamente intenzionate a trovare un lavoro e si impegneranno nella ricerca e una volta trovato, nel soddisfare pienamente i propri datori sulla base degli accordi intrapresi. Vogliamo anche essere vicini ai datori pubblicando le loro richieste di collaboratori.

 

Tutto gratuitamente perché riteniamo che il lavoro è vita e noi abbiamo il dovere morale di contribuire, nel nostro piccolo,  cercando di facilitare la comunicazione tra chi cerca e chi offre. Mandateci i vostri annunci e verranno immediatamente pubblicati.

Indirizzo di posta elettronica:associazione.etc@gmail.com

 

Più possibilità di pubblicare annunci sui vari media, maggiori interessati possono essere raggiunti perché ogni media ha una sua nicchia di lettori e pertanto aumentano le probabilità di trovare una sistemazione professionale, in particolare ci rivolgiamo ai giovani e agli over 50.

 

Comunicato stampa pubblicato su Goodlyswiss febbraio 2013

 

 

 


 

 

inSuperAbili

 

 

GRUPPO CARROZZELLA

 

Domenica, 17 febbraio 2013 ore 13:30 c/o PALASANGIORGIO - (palestra in) Via Vincenzo Vela - 6826 Riva San Vitale

 

PROGRAMMA EVENTO

Ore 13:30 Conferenza stampa per i giornalisti

Ore 14:00 Presentazione squadra

Ore 14:30 Prova delle handbikes aperta al pubblico

Ore 15:30 Messa a punto dei "tri-ruota" da gara

COME RAGGIUNGERCI: Segnalazioni a partire dallo svincolo posto sulla strada cantonale nr 2 Lugano Chiasso. Ampia disponibilità di parcheggio.

 

 

 



Enrico Vaime
Enrico Vaime

Dopo la trasmissione de La 7 del 12 ottobre 2012 su INQUINAMENTO LUMINOSO e OPERAZIONE CIELI BUI

 

@Mail aperta: “C’era una volta Enrico Vaime”

 

Cortese Signor Enrico Vaime,

 

 

che shock! Da un uomo intelligente e fine intellettuale quale è lei, non mi sarei mia aspettata di sentire tante cose inesatte sull’inquinamento luminoso.

Che amarezza! Ho rinunciato da quattro anni alla TV, proprio per evitarmi certi scempi “culturali” di quest’epoca televisiva cialtrona, ma… purtroppo, via web, m’è capitato di guardare il suo intervento su La 7.

E di vedere, così, come lei abbia liquidato l’”Operazione Cieli bui”.

 

Ho dovuto riguardare il video per rendermi conto che colui che parlava fosse davvero, lei, Enrico Vaime, uno tra gli esponenti della buona intellighenzia del Paese.

 

(sotto il link della trasmissione con le sue argomentazioni) 

http://www.la7.it/coffeebreak/pvideo-stream?id=i606299

 

Lei dice “no al fascino della penombra”? In penombra, è rimasta l’informazione che lei ha fatto su La 7.

 

Scusi, ma dov’erano i rappresentanti di CieloBuio? Li ha consultati a dovere, prima di esprimersi di fronte alle telecamere?

È andato a fondo della questione, o voleva solo fare un pezzo di colore?

Un pezzo con troppe banalità, spacciate per “raziocinio”, alla faccia degli animali (e delle piante) che soffrono, degli incidenti che aumentano (anche per la troppa sicurezza, alias spavalderia, indotta dall’illuminazione a giorno delle strade), della notte rubata dai fiotti di luce sparata verso l’alto, energia buttata via, senza scopo, ovunque…

 

Se l’italico governo ha compreso il problema, accogliendo la proposta di CieloBuio su questa grave situazione, lei cosa fa? Ci fa sopra un pezzo di colore anti-informazione. Un’altra occasione persa, invece di rendere attenta la gente.

 

D’altra parte tutti possiamo sbagliare, e sarebbe utile e bello riprendere il tema e far parlare chi davvero lo conosce. Chi lo conosce non sono quattro dilettanti del telescopio, ma ricercatori ed esperti con dati scientifici alla mano che dimostrano il contrario di quanto da lei affermato.

 

Grazie per l’attenzione.

Distinti saluti.

Annamaria Lorefice

 


 

Leggi anche http://cielobuio.org/

 

Governo approva legge di stabilità, è operazione 'cieli bui' su strade ed edifici

http://www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=113635

E' previsto lo spegnimento dell'illuminazione ovvero il suo affievolimento, anche automatico, attraverso appositi dispositivi, durante tutte o parte delle ore notturne - Adnkronos del 10.10.2012


Goodlyswiss 16 ottobre 2012

 

 

 

 

Stefano Klett intervistato da Goodlyswiss piaceretica
Stefano Klett intervistato da Goodlyswiss piaceretica

Che cos'è l'inquinamento luminoso? FIOTTI DI LUCE BUTTATA VIA

 

 

STEFANO KLETT, IL PALADINO DEL CIELO NOTTURNO TICINESE

 

Di Annamaria Lorefice

 


 

Anni fa, un ingegnere informatico, Stefano Klett, decide d'un tratto di occuparsi di un tema sconosciuto, sminuito, sottaciuto: l'inquinamento luminoso. Vale a dire emissioni di luci artificiali inutili e mal gestite. E certo un plauso particolare va fatto a chi, come Stefano Klett, si batte per ridurle e regolarle nonostante l'indifferenza generale di istituzioni e cittadini. Inondare una chiesa, un monumento, un castello con enormi fiotti di luce mal collocata, significa sprecare energia, impedire al buio di manifestarsi nel paesaggio naturale notturno, infastidire flora e fauna, e ostacolare l'osservazione e il godimento del cielo.

 

Diciamo che l'inquinamento luminoso è un tipico esempio di inquinamento subdolo perché non avvertito dalla maggioranza delle persone. Subdolo, perché una luce intensa affascina e coinvolge emotivamente in senso positivo, senza pensare che invece può arrecare danni. È importante svegliarci e guardarci intorno nelle prossime sere... Ogni cittadino – attraverso richieste d'informazioni e segnalazioni di casi concreti - dovrebbe rendere maggiormente attivi gli Uffici preposti al controllo di questo brutto fenomeno.

Fortunatamente, c'è chi lavora sodo per informarci, realizzando documenti, foto, video e siti web per diffondere giuste idee e nuovi possibili comportamenti. Insomma l'importante, come sempre, è far riflettere e spingere la collettività verso scelte diverse.

 

Per avvalorare questo tema in Ticino, quando nessuno se ne occupava in modo serio e strutturato, Stefano Klett creò un gruppo di lavoro tuttora a disposizione di giornalisti, funzionari del Dipartimento del Territorio e privati cittadini. Klett scrive articoli (scarica il pdf sottostante), svolge conferenze pubbliche e incontri con i giovani in varie scuole del Cantone.

 

«TUTTA L'ENERGIA CHE VA VERSO L'ALTO È SPAZZATURA»


Iniziamo l'intervista con una domanda classica, ma che ha la sua ragion d'essere.

Quando e perché l'inquinamento luminoso ha suscitato in lei tanto interesse?

«Oltre una decina di anni fa, ascoltavo nel radiogiornale della RSI la notizia sulla legge che avevano appena emanato in Italia contro l'inquinamento luminoso. Dopo aver letto la notizia, il giornalista fece un commento che mi colpì negativamente».

Quale?

«Era il periodo natalizio e il giornalista disse "di questo passo non ci lasceranno più nemmeno addobbare l'albero di Natale"... di colpo mi resi conto di quale ignoranza ci fosse in Ticino su questo tema».

Un tema che lei conosceva già?

«Occupandomi di astronomia sapevo bene cosa fosse l'inquinamento dovuto alle luci, ne conoscevo la gravità... Forse chi non osserva il firmamento non si rende conto di come un forte addensamento di luci comprometta la visione del cielo. Il punto è che non pensavo di sentire, da chi dovrebbe fare informazione, affermazioni ironiche su una questione seria. Il problema non è l'illuminazione natalizia, che è un evento temporaneo, bensì il fatto di banalizzare la notizia che l'Italia avesse una legge anti inquinamento luminoso, la quale non diceva di spegnere le luci bensì come illuminare là dove c'è bisogno».

Vale a dire?

«Senza sprechi e senza emissioni che vadano verso l'alto. Tutta l'energia che va verso l'alto è spazzatura, energia buttata via. Subito dopo quel radiogiornale, decisi che avrei dovuto fare qualcosa. Iniziai scrivendo al direttivo di Dark-Sky Switzerland».

Che cos'è Dark-Sky?

«È il sito che in Svizzera si occupa di questo tema e che visitavo per informarmi sulle novità. Dark-Sky Switzerland fa parte della "International Dark-Sky Association". In breve tempo incontrai l'allora presidente, Philipp Heck, il quale fu d'accordo di fare qualcosa finalmente anche in lingua italiana per il Cantone Ticino. Perciò mi sono impegnato, dato che ho competenze informatiche, a realizzare il sito Dark-Sky Ticino».

E poi?

«Mi sono dato da fare per creare un gruppo di lavoro, che risulta numericamente più forte in Ticino rispetto - in proporzione - agli altri Cantoni. La sezione ticinese di Dark-Sky, è appoggiata dalla Società Astronomica Ticinese – SAT».

Grazie a questa iniziativa, anche in Ticino si è cominciato parlare di inquinamento luminoso. Quanto lavoro c'è dietro a questa sua attività di sensibilizzazione?

«Tanto lavoro perché da allora ho scritto articoli, inviato comunicati stampa e organizzato diversi eventi che sono stati riportati dai mass media e seguiti dalle persone più attente. Coordino anche alcuni lavori tra i colleghi di "Cielobuio" in Italia e Dark-Sky in Svizzera. Inoltre grazie a questi interventi il Canton Ticino, nel 2007, ha emanato le “Linee guida per la prevenzione dell’inquinamento Luminoso” (HYPERLINK "http://www.ti.ch/troppaluce" www.ti.ch/troppaluce) e dal 2010 sono state messe in rete diverse sonde per il rilevamento automatico della brillanza del cielo che attualmente sono consultabili online sul sito dell’Osservatorio Ambientale della Svizzera Italiana www.ti.ch/oasi . L'argomento è importante non solo per i pochi astronomi che poeticamente stanno lì guardar le stelle, ma per tutta la popolazione, date le sue ripercussioni culturali».

Quali?

«A guardare le stelle, anche chi non sa nulla di astronomia, si arricchisce in qualche modo. Così come si gode della visione di un bel bosco o di una vallata, chiunque ha diritto di godere delle stelle: fanno parte del patrimonio naturale. Se ci si pone in silenzio a contemplare il cielo, si entra in uno stato in cui s'affacciano domande filosofiche che nutrono la mente e lo spirito, fanno affiorare sensazioni nuove, profonde... Non a caso gli antichi osservavano le stelle, scoprendo tante cose affascinanti e utili anche nella pratica reale, come per l'agricoltura, ad esempio». 

 

Ci sono altre ripercussioni per questo tipo di inquinamento?

«Recenti studi dimostrano, purtroppo, che sia la natura sia gli esseri umani sono oggetto di vari disturbi imputabili all’inquinamento luminoso, che vanno dal disorientamento per alcune specie di volatili, al disturbo del sonno e all’incidenza di alcuni tipi di tumore».

Oggi le immagini di comete e pianeti ci arrivano dalla televisione o dal web...

«È così, ed è un po' triste il fatto che non restiamo fuori, sul balcone o in giardino, a guardare le meraviglie del creato che brillano sopra di noi. Questo è un problema culturale per il quale cerco di dare il mio apporto: ho in programma nuove occasioni di informazione, altri eventi pubblici, nei prossimi mesi».

Ce ne darà notizia su Goodlyswiss?

«Certo, ripeto, l'argomento non riguarda solo chi per professione o per passione osserva il cielo, ma riguarda tutti. Perché il cielo di tutti... ».

 

link: http://www.darksky.ch/ti

 

Goodlyswiss 9 agosto 2012

Annamaria Lorefice

 

 

"La scalata della luce" un interessante articolo di Stefano Klett pubblicato sul mensile Vivere la Montagna
2006-01-26_viverelamontagna.pdf
Documento Adobe Acrobat 823.5 KB

 

 

Deutsche Bank, Goldman Sachs, JP Morgan : centinaia di alti dirigenti lasciano le grandi banche


 

 

 

 

Se i media ne parlano poco, sui vari blog e social forum invece il fenomeno fa discutere. Il 1. marzo 2012 su Facebook è stata aperta una pagina, in inglese, che aggiorna la lista di queste dimissioni eccellenti.

La pagina Global Mass Resignations informa che “è stata creata per dare informazioni aggiornate sulle crescenti dimissioni di alti funzionari della finanza globale, della politica e delle grandi aziende”.

 

Fra le centinaia di nomi riportati (solo per il colosso Goldman Sachs ve ne sono 236) eccone alcuni per il settore bancario, con la data delle dimissioni:

7.3.12 – head of Société Générale Private Banking Daniel Truchi
9.3.12 – BofA Merrill Lynch debt capital market banker Leonard Ng
9.3.12 – Deutsche Bank PWM, head of discretionary management, Kypros Charalambous

10.3.12 – Deutsche Bank director Johan Sudiman
12.3.12 – Lehman Brothers Holdings Inc. CEO Bryan Marsal
13.3.12 – JP Morgan, Asset Management European chief Jamie Broderick
14.3.12 – Goldman Sachs executive director Greg Smith
16.3.12 – CEO of the FSA (Financial Services Authority) Hector Sants
16.3.12 – Chief risk officer of Deutsche Bank Hugo Bänziger
19.3.12 – Julius Baer bank’s chairman Raymond Baer
19.3.12 – Deutsche Bank head of private wealth management Pierre de Weck
19.3.12 – Deutsche Bank asset management chief Kevin Parker
19.3.12 – Vice-chair of FINMA (Financial Market Supervisory Authority) Monica Mächler
26.3.12 – J.P. Morgan Asia chief Gaby Abdelnour
27.3.12 – JP Morgan joint manager Jane Lennard
2.4.12 – Raiffeisen Bank Austrian highest director Christian Konrad



 

2.4.12 – Goldman Sachs director John H. Bryan
2.4.12 – Goldman Sachs director Lois D. Juliber
3.4.12 – JP Morgan banker Ian Hannam

3.4.12 – Chairman Hugh Freedberg of NYSE Euronext’s Liffe

 

 

Nei siti web attenti a questo genere di eventi la notizia rimbalza e viene commentate con stupore o cinico realismo : perché queste improvvise partenze? Forse i banchieri vedono la mal parata della finanza a livello mondiale e preferiscono lasciare, per limitare le proprie perdite o evitare guai futuri?

 

 

fonte Ticino live 


 

 

 

CREIAMO UNA NUOVA TRADIZIONE PASQUALE!

la... "BUONA PASQUA BUONA"

Di Annamaria Lorefice

 

 

 

Per la maggior parte della gente la Pasqua è il periodo della riunione famigliare in cui si banchetta tutti insieme.

 

Per chi ha una certa sensibilità nei confronti degli animali, la Pasqua è un periodo di sofferenza perché, è inutile girarci intorno, ci sarà grandissimo tormento specialmente per alcuni tipi di animali che sappiamo bene quali sono, agnellini e capretti (*Leggi sotto).

 

La cosa positiva è che possiamo approfittare di questo periodo per fare alcune semplici riflessioni che valgono poi per tutto l'anno e una di queste riflessioni è:

 

Cosa mangio? Perché lo mangio? Con quali risultati complessivi?

 

Una riflessione come questa non solo non rovina il clima gioioso delle feste ma lo potrebbe rendere addirittura migliore.

La pasqua simboleggia la rinascita e la pace? L'amore universale? Ebbene, ieri sera ho riletto alcuni documenti che testimoniano come vengono trattati e come vengono uccisi i piccoli agnelli tolti alle mamme, della loro breve vita dall'allevamento intensivo fino al loro arrivo al mattatoio.

Di questo non dico niente di più per ora, chi vuole informarsi su queste atrocità può leggere e guardare video e foto in internet.

La buona notizia per chi ha una certa sensibilità e non vuole provocare dolore ad altre creature senzienti, è che si può festeggiare gustando piatti favolosi tutti vegetali.

 

Proviamo a fare una svolta...

 

Le tradizioni popolari si possono benissimo modificare se ci si rende conto che un'usanza è crudele.

Durante la puntata delle 8.30 di venerdì scorso su Radio Fiume Ticino* ho fatto una proposta alla conduttrice Laura Basile:

PERCHÈ NON CREIAMO UNA NUOVA TRADIZIONE?

Creiamoci una “nostra tradizione” a tavola, di rispetto, tolleranza e salute per tutti.

Riguardo la salute, i medici vegani insistono sul fatto che se non si cucinano animali e i loro derivati ciò significa più fibre, più vitamine, antiossidanti e sali minerali, ZERO colesterolo, zero grassi saturi, Quindi più energia e più lucidità mentale, meno osteoporosi e minor rischio di tumori.

 

Io insisto invece su un altro concetto: si può stare tutti insieme a tavola, gustando piatti squisiti tutti vegetali, senza mettere nel piatto la sofferenza indicibile e il terrore, prima della morte, di animali fatti nascere volutamente al solo ed unico scopo di soddisfare il nostro palato ineducato.

Educhiamo il nostro palato ai gusti "buoni" di un mangiare eticamente corretto. E... saporito!

Ecco solo alcuni titoli di appetitose ricette non violente che potrete trovare nei siti vegani in Svizzera o in Italia.

Pubblicherò a mia volta una serie di ricette complete di mia preferenza. Inviate le vostre: saranno ben accolte.

Inutile precisare che i termini "ricotta", "formaggi", "latte" e così via che troverete in titoli e future ricette si riferiscono a prodotti esclusivamente vegetali!

Cannelloni ricotta e spinaci

Pasta al forno

Crocchette di zucchine

Polpettine Vegetali

Polpette di legumi

Pizzelle napoletane

Sorbetto di Kiwi

e mille altre bontà...

 

Dunque, abbiamo detto:

A. la pasqua simboleggia la rinascita, la pace e l'amore universale

B.le tradizioni nascono per vari motivi nel corso della storia, quindi possiamo farne     nascere una noi adesso, la Buona Pasqua buona

C. facciamo nascere una pasqua senza violenza per nessuno, animali e umani, di amore pace per tutte le creature.

Lo facciamo? Sì.

Annamaria Lorefice

 

 

* Le premesse…
In Italia vengono macellati, ogni anno, circa 3 milioni e 300 mila agnellini di pochi mesi
d’età; la tradizione pasquale crea un incremento vertiginoso delle loro uccisioni.
Capretti e agnelli vengono strappati dalle loro mamme per essere trasportati vivi fino
ai macelli in estenuanti “viaggi della morte”, spesso per molti chilometri (raramente il
mattatoio si trova vicino all’allevamento!), stipati in camion senza possibilità di
muoversi, senza bere ne’ mangiare, costretti in spazi angusti (dove devono fare anche
i loro bisogni), al caldo o al freddo (a seconda della provenienza e della destinazione),
abbandonati al loro triste destino.
Sfiancati dal viaggio, prima di essere uccisi, vivono ore terribili davanti al macello
percependo nitidamente quello che avviene intorno a loro: i rumori delle macchine,
l'odore del sangue, le urla dei loro simili, il terrore che li circonda e che li conduce alla
fine della loro breve esistenza. Poi, uno alla volta, vengono spinti sui nastri
trasportatori, incalzati con bastoni per farli procedere, picchiati se oppongono
resistenza e storditi in vario modo (se sono fortunati) per essere sgozzati.
Sì, perché lo stordimento preventivo degli animali da macello è obbligatorio, ma non
sempre viene rispettato.
Il massacro sommerso dei cuccioli allevati solo per finire cadaveri sulle nostre tavole
si perpetua tutti i giorni dell’anno, ma soprattutto in occasione della Pasqua: festa di
“pace e d’amore” (per chi? non certo per gli animali!) nel nome della tradizione.
Le evidenze…
E se da quest’anno provassimo a non cucinare più animali?
Vorrebbe dire: più fibre, più vitamine, antiossidanti e sali minerali, zero colesterolo,
zero grassi saturi animali e più salute; più energia, più lucidità mentale, meno
osteoporosi e minor rischio di tumore. Non solo: meno inquinamento, minor impatto
ambientale, meno anidride carbonica, meno metano e meno protossido d’azoto ad
effetto serra, meno foreste disboscate, più risorse per tutti, meno fame nel mondo,
più gioia, meno sfruttamento degli animali, più rispetto del pianeta, più coscienza e
responsabilità nelle nostre scelte di vita…tutto questo in un menù!
La svolta…
A noi il compito di:
- “uuusssccciiirrreee dddaaagggllliii sssccchhheeemiii” per non soggiacere all’usanza cruenta ed incivile di mettere in
tavola poveri cuccioli strappati alle loro mamme
- crearci una “nnnooossstttrrraaa tttrrraaadddiiizzziiiooonnneee” di rispetto, tolleranza e salute per tutti


Dott.ssa Michela De Petris
Medico Chirurgo, Specialista in Scienza dell’Alimentazione
cell. 328 47 47 882

 

 

 

 

 

STAR PARTY DI PIANURA

 

IL 31 MARZO SUL PIANO DI MAGADINO


Appuntamenti – Cultura – Ticino - Nel pomeriggio di sabato 31 marzo si terrà l’Assemblea annuale della Società Astronomica Ticinese, alla quale seguirà la cena sociale.

Subito dopo, se le condizioni meteorologiche lo consentiranno, si svolgerà un piccolo Star Party sul Piano di Magadino, nei pressi degli edifici del Demanio, lungo la strada che unisce Gudo a Cadenazzo, in una zona che non soffre troppo dell’inquinamento luminoso.

Tutti gli astrofili, gli appassionati e i semplici curiosi sono invitati a partecipare portando i propri strumenti.

Non è necessario prenotarsi.

Per informazioni:

www.astroticino.ch

 

Foto tratte da sito della Svizzera italiana "darksky" interamente dedicato all'inquinamento luminoso:

www.darksky.ch/ti 

 


 

Veicoli elettrici per natale. Perché no? Foto m-way.ch
Veicoli elettrici per natale. Perché no? Foto m-way.ch

I VEICOLI A ZERO EMISSIONI PIACCIONO MOLTO… PER NATALE REGALATELI !!!

 

Lugano, 2 dicembre 2011 – Gli ecoincentivi per l'acquisto di biciclette elettriche, le e-bike ideali per il nostro territorio prealpino, incontrano l’interesse e il favore di sempre più comuni e in alcuni di essi si possono ottenere sovvenzioni fino a CHF 1'000.-... Leggi tutto su  www.ch-ti.ch

 

Sapevate che l'acqua idrata?
Sapevate che l'acqua idrata?

L'UNIONE EUROPEA RIDICOLIZZATA SULL'ACQUA

Friday November 18, 2011

Giles Sheldrick

 

L’Unione Europea  ridicolizzata internazionalmente per aver studiato tre anni una nuova policy secondo la quale l’acqua non può essere venduta come sana.

 

I GRANDI PENSATORI BEN PAGATI SCOPRONO CHE L'ACQUA SERVE A REIDRATARE IL CORPO

 In una sentenza, a cui è difficile dare credito, un gruppo di esperti ha praticamente contraddetto la norma comune secondo la quale il consumo regolare di acqua è il modo migliore per reidratare il corpo. Il bizzarro diktat partorito a Bruxelles ha implicazioni di vasta portata per gli Stati membri: l’acqua venduta in Europa non potrà pubblicizzare di proteggere contro la disidratazione. Qualsiasi produttore che violi questo ordine, firmato dal presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso, potrebbe essere incarcerato per un massimo di due anni. Ci sono voluti ben 21 scienziati a lavoro in un’analisi lunga tre anni che hanno studiato il legame tra l’acqua e la disidratazione per giungere a questa loro straordinaria conclusione.

ESPERTI FOLLI

 La decisione presa l’altro giorno dal panel dell’European Food Safety Authority sui Prodotti Dietetici, l’Alimentazione e le Allergie è stata etichettata come “al di là della parodia”. Paul Nuttall, il vicecapo dell’Ukippartito libertario, non razzista che chiede il ritiro della Gran Bretagna dall’Unione Europea – che presiede al Comitato di Salute Pubblica del Parlamento europeo, ha dichiarato: "Ho dovuto leggere questa novità quattro o cinque volte prima di crederci. È un perfetto esempio di come L’Unione Europea dia il meglio di sé per far sembrare normali le leggi più assurde”. L’eurodeputato conservatore Roger Helmer ha dichiarato: “L’euro è in situazione critica, l’Unione Europea sta cadendo a pezzi, eppure eccoli qui, ben pagati, i funzionari cercano di negarci il diritto di dire ciò che è palesemente vero. Se mai ci fosse un episodio che dimostra la follia del grande progetto europeo, allora è questo”.

 

I GRANDI ESPERTI HANNO PARLATO


 Un portavoce del Dipartimento della Salute ha risposto: “Naturalmente l’acqua idrata. L’Unione europea cerca sostegno nella prevenzione delle false affermazioni sui prodotti commerciali, quindi abbiamo bisogno di esercitare il buon senso per quanto possibile”. I professori tedeschi dottor Moritz Hagenmeyer e il dottor Andreas Hahn, dell’Istituto di Scienze degli Alimenti e Nutrizione Umana presso l’Università Leibniz di Hannover, hanno chiesto che venisse accolta e approvata l’affermazione apparentemente incontestabile che “il consumo regolare di notevoli quantità di acqua può ridurre il rischio di sviluppo di disidratazione” . Tuttavia, i burocrati si sono rifiutati di tornare sull’argomento. Dopo un incontro in Italia, una delegazione di scienziati ha concluso che il ridotto contenuto d’acqua nel corpo è un sintomo di disidratazione, piuttosto che un fattore di rischio che l’acqua potabile sia in grado di controllare. Questo verdetto è stato trasformato in un regolamento che diventerà legge entro il 6 dicembre in UK e che avrà effetti su tutta l’industria delle bibite analcoliche.

 

http://www.express.co.uk/posts/view/...is-not-healthy

 

--

Mediaconsult SA

PO BOX 555

CH 6902 Lugano 

 

Il marchio che dice "Qui i vegani sono ben accolti"
Il marchio che dice "Qui i vegani sono ben accolti"

 

"HO PENSATO A UNA COSA BRUTTA...

INVECE ERA SOLO UNA VEGANA"

 

 

Luca Dotti racconta a Goodlyswiss una divertente esperienza nella foresta australiana


 

 

Faido – Canton Ticino – 11 -11 - 2011 - Durante i festeggiamenti del 5° anno della sua attività online (www.ch-ti.ch ), Roberto Bosia ha accennato, ai ristoratori convenuti, la possibilità di aderire al "here YES VEG": una promozione riservata a quei ristoranti, bar-buffét e hotel più professionali, in grado di accogliere i clienti che prediligono gustose pietanze al cento per cento vegetali.

 

La serata si è svolta nell'elegante Albergo Faido, dove Goodlyswiss il sito sostenitore dell'iniziativa YES VEG, ha raccolto qualche divertente e insolito commento tra gli astanti...

 

Abbiamo avvicinato Luca Dotti, presidente della Pro Faido, ingegnere civile e imprenditore.

Questa sera si è parlato di YES VEG rivolto ai ristoranti più professionali del Canton Ticino, in modo che sappiano accogliere anche i clienti vegani, in aumento in tutto il mondo. Che ne pensa?

«Penso che, condividendole o meno, c'è posto per tutte le opinioni. Io sono onnivoro, ma penso che occorra conoscere anche altre idee e a tal proposito mi viene in mente un episodio della mia vita legato ai vegani che mi fa sorridere!».

Lo racconta ai lettori di Goodlyswiss?

«Nel 2004 sono andato in Australia per un soggiorno si studio. È stata un'esperienza eccezionale in tutti i campi, per gli stili di vita diversi, per il paesaggio e la cultura. Un bel giorno, nel mese di luglio di quell'anno, mi trovavo nel Kakadu Park, in partenza per la perlustrazione di questa nota riserva aborigena. Proprio lì è stata la prima volta che ho conosciuto il vocabolo "vegano"».

Come?

«Da una compagna di spedizione, proveniente dal Nord dell'Inghilterra, del Galles, la quale mi ha "rivelato" di essere vegana e che nel mondo c'erano altre persone come lei. Sul momento io ho pensato a una gravissima malattia.... ».

Addirittura?

«Bè, ripeto, anni fa era un termine sconosciuto per me, e sentirsi dire "io sono vegana", in un primo momento ho avuto un dubbio. Poi mi ha spiegato che non mangiava, oltre che carne o pesce, nemmeno tutti i derivati animali, dalle uova, al latte e così via. Ricordo bene di essermi posto in quel momento un quesito».

Su cosa?

«Sul fatto che saremmo stati in giro ben 15 giorni per visitare quella zona, a bivaccare nei boschi, a dormire all'aperto sotto le piante e, in più, a camminare molte ore al giorno. Ho creduto che dopo mezza giornata avrei dovuto portarla in spalla perché sarebbe crollata, vista la sua alimentazione».

Come è andata?

«In tutt'altro modo. Mi sono meravigliato che comunque – contro le mie convinzioni – la mia compagna abbia resistito oltre due settimane nella foresta; non solo, ma spesso io, come fumatore, mi trovavo svantaggiato rispetto alla vegana».

 .........

 

 

DA NOI NON C'È QUESTA MENTALITÀ

 

Abbiamo chiesto a Matteo Petella, titolare dell'Albergo Faido:

Cosa pensa di YES VEG?

«Guardi, da noi non c'è questa mentalità. Io non sapevo esattamente cosa mangia un vegano. Ora sento dire che qualsiasi derivato animale è precluso...».

Sapeva anche che molti vegani ordinano il solito piatto di pasta, anche in bianco piuttosto che mettere in difficoltà i ristoratori?

«Non lo sapevo. Se vuole, può parlare con il barman che sta servendo i vini. Mi pare che lui sia un po' su quella linea... di una alimentazione vegetale».

Ringraziamo e andiamo al tavolo dei vini, ma prima... un'occhiata al buffet. Qualcuno si avvicina e si scusa: «Purtroppo di vegano non c'è niente, ci dispiace!»

Facciamo notare che al contrario ci sono diverse leccornìe... «E quali?» ci chiede stupito.

Indichiamo le patatine fatte in casa, una bontà!E poi, arachidi, mandorle tostate e altri semi a volontà, e inoltre bruschettine al pomodoro, origano e olio di oliva. È vero, non giuriamo su alcune focacce che in apparenza potrebbero essere vegan. Ci informeremo in un secondo tempo se contengono strutto o invece sono fatte, come sembra, con del sano olio d'oliva. Ma infine, ecco lì un insieme di tocchetti di melanzane incapsulate in un una calda e croccante pastella fatta di solo acqua e farina: una delizia.

Nonostante tutto, nonostante chi abbia preparato quel buffét forse non se ne è nemmeno reso conto, vediamo che tutti, onnivori e vegani, possono godere di quel che c'è sul tavolo...

 .........

 

 

UN BARMAN A SORPRESA

 

Ora andiamo dal barman.

Non sappiamo, visto che sta lavorando senza sosta, se ha potuto seguire i contenuti della serata:

Ha avuto modo di sentire la proposta YES VEG rivolta ai ristoratori?

«No, di che si tratta?».

Mentre spieghiamo, lui continua a lavorare, a servire chi si avvicina, mescendo ad arte dell'ottimo vino. Non è il momento giusto per disquisire sul tema dell'alimentazione nei locali pubblici, tentiamo di rimandare il discorso, quando il giovane barman, trovato un minuto di pausa, ci dice:

«Sono vegano».

È vegano?

«SÌ. Posso fare io una domanda? Perché lei è vegana? Cioè per quali motivazioni lo è diventata?».

Mi trovo a ruoli rovesciati, sorpresa! Spiego in sintesi che le motivazioni sono etiche, a questo poi si aggiunge, in secondo piano, un risvolto per la salute che è molto positivo.

E lui, mentre altri avventori si avvicinano per ricevere del vino, mi dice:

«Possiamo parlarne in un momento di calma? Può lasciarmi la sua mail? Il tema mi sta a cuore, se avessi dei bambini, sarebbero da subito vegani».

Certo, grazie e a presto. Buon lavoro.

 .........

 

 

COS'È SUCCESSO A MUZZANO?

 

Tra gli altri, scambio di battute con il simpatico Franco Pedrini sindaco di Airolo, presente all'evento.

A proposito di consumatori di carne in aumento in Svizzera, e di progetti per contrastare questa tendenza, ha saputo del sindaco di Muzzano?

«Cosa gli è successo?».

Mi riferivo all'interessante notizia che quel comune ha promosso un po’ di sana alimentazione al cento per cento vegetale.

«Non lo sapevo».

Insomma, Muzzano è all'avanguardia e ci si augura che venga imitato presto da altri comuni. Che ne pensa?

«Noi di Faido non abbiamo la mensa scolastica. Penso che nell'alimentazione ci vuole un equilibrio, senza eccedere da una parte o dall'altra, mangiando in modo variato».

 

By Goodlyswiss 

Foto www.ch-ti.ch
Foto www.ch-ti.ch

 

 

 

 

TUTTI INVITATI ALLA GRANDE FESTA DI COMPLEANNO

all’Open Day dell'11.11.11 a Faido

 

 Intervista a Roberto Bosia sulla sua attività online: www.ch-ti.ch

 

Un bilancio dopo 5 anni di "notizie propositive".

Un sito aperto alla condivisione e alla socialità

 

DESIDERIAMO ESSERE UN SUPPORTO INFORMATIVO

PER CHI OPERA A FAVORE DEL PROSSIMO

 

 

Roberto Bosia, intervistato da Goodlyswiss
Roberto Bosia, intervistato da Goodlyswiss

Faido - 8 novembre 2011 - Il sito www.ch-ti.ch lavora da oltre 5 anni e il suo titolare, Roberto Bosia, tempra d'acciaio, schietto e cordiale come sempre, si prepara ai festeggiamenti di di venerdì prossimo a Faido (leggi il programma in Comunicati stampa). In uno sprazzo di tempo, mentre sta organizzando la serata, ci concede pochi minuti per rispondere alle nostre domande. Pochi minuti per fortuna, perché è un fiume in piena..., in piena d'entusiasmo per i progetti già realizzati e per quelli nuovi da sviluppare.

Perché il numero 11 è così importante per lei, tanto da festeggiare i cinque anni di attività di www.ch-ti.ch , il prossimo 11 11 2011?

«Questo giornale online è nato l'11 aprile 2006e per questo motivo si è sempre tenuto in considerazione il numero 11 in segno di buon auspicio. Infatti, quest’anno l’anniversario del quinto anno cadeva l’11 aprile 2011, ma era il giorno dopo le elezioni cantonali, e noi del giornale online, che avevamo con largo anticipo previsto la disfatta di un certo sistema di far politica, non abbiamo voluto festeggiare il nostro anniversario in quella data, in quanto non ci voleva molto a immaginare che non sarebbe stata una festa. Quale migliore occasione ci veniva concessa nell’anno in corso di sottolineare il numero 11 a noi molto amico? ... l'11.11.11».

Dopo questi 5 anni il bilancio di questa esperienza è... ?

«In questi oltre 5 anni vanno guardate a ritroso le nostre tappe di crescita. La prima è una linea editoriale verso la quale siamo tutt'oggi rispettosi: pubblicare solo notizie positive e propositive. Non è uno slogan commerciale ma è un nostro impegno ben definito con il quale non scenderemo mai a compromessi. Le disgrazie altrui, le cronache nere, quell’accanirsi su eventi negativi, che negano spesso il diritto delle persone di non essere citate; per noi non sono notizie, ma sono semplicemente un cavalcare quello che la propria utenza si aspetta. E proprio a tale riguardo, due anni fa, abbiamo avuto l’idea di creare un gruppo di sensibilizzazione contro l’accanimento mediatico. Ma torniamo nel concreto della domanda: la nascita di questo giornale avvenne in un momento di grande mutazione nel mondo e conseguentemente di grave crisi interiore di chi vi risponde».

Perché?

«Provenivo da varie esperienze professionali e l’ultima dal mondo assicurativo durante il quale vi fu una mia presa di coscienzasui metodi imposti per vendere assicurazioni. Metodi che non viaggiavano in parallelo con le mie convinzioni interiori. I grandi gruppi chiedevano e reclamavano produzioni finanziarie sempre maggiori, mettendo agli operatori un invisibile "cappio" al collo con la minaccia del licenziamento qualora le cifre non avrebbero dato soddisfazione ai superiori. Cifre praticamente irrealizzabili. Fu allora che entrai in crisi e decisi un cambiamento nella mia vita, anche sulla base di una valutazione».

Quale?

«Cosa manca nella comunicazione affinché la stessa sia complementare e completa? Mancava e manca ancora ad oggi l’informazione e la promozione di tutta quella miriade di eventi e organizzazioni che hanno un unico scopo: quello promuovere i rapporti fra le persone, di favorire lasocialità, lo scambio di esperienze personali a favore della comunità. In questo ultimo mio pensiero risiede lo sprone e lo stimolo che mi ha portato a voler iniziare un’avventura difficile quanto - dopo oltre 5 anni posso affermarlo - entusiasmante ed arricchente innanzitutto per me ma che vorrebbe trasmettere le mie emozioni agli altri, e far capire che il vero gossip giornalistico, per il portale www.ch-ti.ch sono le notizie positive e propositive. Poi c'è stata l’evoluzione dei nomi del sito, prima limitatamente alla regione nella quale vivo, la Leventina, allargata poi alle Tre Valli, per passare al Sopra e Sottoceneri per arrivare quasi due anni fa al nome definitivo di www.ch-ti.ch».

Dunque la rete è stata la sua valvola di sfogo?

«Sì. Non avendo familiarità con la tecnologia informatica, ho iniziato a studiare cosa comportasse la creazione di un sito WEB. La mia priorità era che questo mio giornale dovesse avere la libertà incondizionata di esprimere opinioni, di pubblicarle e di aggiornarle indipendentemente da persone esterne. Volevo, in parole povere, essere l’unico attore in grado di poter inserire notizie e non dover dipendere da nessuno. Finita anche la tappa di apprendimento tecnologico, in continua evoluzione, si trattava di cambiare veste grafica, in quanto importante per la facilità di navigazione del giornale. Inutile avere un buon concetto e un buon contenuto, così lo ritengo immodestamente tale, ma non mettere il navigante nella condizione di poterne assaporare e leggere tutti gli articoli, in maniera veloce e comprensibile. E intuitiva per chi dell’informatica non è proprio un vero amico. Così cadde un altro diaframma...»

Cioè?

«Appunto quella barriera psicologica per il sottoscritto che ad ogni cambiamento tecnologico rischia un infarto per ansia ed incapacità reattiva alla tecnologia, dovuta anche all’età stessa che non ti permette quella elasticità mentale di tanti anni fa...»,

E poi?

«Trovai chi mi dette una mano nel cambiare vestito grafico a questo giornale, risultato visibile ancora ogg, e non a caso fu l'11 settembre 2010, oltre un anno fa. Oggi arriviamo con altri desideri di mutazione esteriore e di affinità nei contenuti o meglio nella tecnologia per esprimere i contenuti. Guardiamo alle video interviste, alle interviste vocali, a piccole clip di eventi e stiamo anche studiando una rivisitazione grafica del giornale, non sconvolgente, ma efficace per poter essere ancora più intuibilmente letti dai nostri utenti. Ma arriviamo al bilancio di quest’avventura tuttora in corso: entusiasmante ed affascinante che ti permette di conoscere il territorio, le sue problematiche e la ricchezza interiore dei suoi attori. Fantastico!».

In questa attività on line, cosa l'ha colpita nel bene e nel male?

«L’incredulità di molti nel voler sostenere un progetto interessante. La gelosia e a volte una falsa concorrenza. La mancanza di collaborazione tra gli addetti ai lavori. Concettualmente un lavoro individuale e a volte nell’ombra per poter arrivare a sostenere le proprie idee. Ma non vorrei proseguire in un elenco di sensazioni negative, che assorbono energie importanti che dovrebbero essere impiegate per il futuro e per il positivo. Positive, e mi ripeto, sono le forti sensazioni ed emozioni nel conoscere ed essere coinvolto in tantissimi progetti validi sia in ambito sociale, che umano. E in ogni altro ambito che mi permette di dare anche un minimo di contributo a migliorare le condizioni del prossimo. Lungi naturalmente l’idea che questo sia uno scopo. Ma se attraverso l'attività online possiamo contribuire a condividere ed alleviare le difficoltà e i pensieri delle persone, noi abbiamo raggiunto l'obiettivo».

Cosa ha imparato in questi cinque anni?

«Ho imparato a contare fino al dieci prima di aprire la bocca Ho imparato, e l’apprendistato continua, a scrivere i concetti facendo sempre molta attenzione di non lasciarmi coinvolgere in prima persona e di mai entrare nella sfera privata dei singoli. Ho imparato a gioire nel vedere un bambino contento, ho imparato a valutare i fatti come tali e di non arrivare subito alla conclusione. In fondo ho imparato a emozionarmi sul serio, e anche vivere con meno conflitti interiori. Provo grande soddisfazione quando, grazie ad una comunicazione sul giornale, riesco a contribuire al risultato positivo degli altri. Questo è un grande insegnamento di vita».

Quindi, ritiene che un sito internet possa e debba proporre un'informazione corretta ma anche alternativa, più libera, rispetto alle fonti tradizionali (stampa e tv)?

«Importante è non pensare che internet sia la scatola di tutto, a volte ho l’impressione che internet viaggi di pari passo con tutta la spazzatura che il mondo ci propina giornalmente. Internet deve proporre informazione veloce, fresca e alternativa, dare dunque spazio e approfondimenti che la stampa tradizionale o i media tradizionali, per necessità di palinsesto e imposizioni finanziarie non possono dare. Internet non deve porsi come unico mezzo di informazione ma deve essere complementare ai metodi tradizionali di fare giornalismo. Così come i media cartacei devono essere loro stessi complementari all’etere. Un giusto rapporto e una definizione corretta dei confini informativi, permetterà una maggiore informazione, corretta e sincera, proprio per permettere ai lettori di crearsi una loro opinione libera da pressioni. Guai, se la stampa, sia cartacea sia online, volesse imporre il proprio pensiero agli utenti, sarebbe il fallimento totale della libertà democratica di pensiero».

Stando a quello che ci sta dicendo, lei non cavalca solo il trend m è sinceramente contento di ospitare eventi sportivi alternativi o spazi di cultura alimentare vegan?

«Questa è una domanda fondamentale. Se cavalcassi unicamente un trend, considererei il mio giornale alla stessa stregua di tutti gli altri che hanno come priorità l’aumento dell’utenza e l’aumento degli introiti. Gli introiti sono importanti anche per il giornale www.ch-ti.ch, perché grazie ai supporti finanziari possiamo dare voce, sempre più forte, a tutti quelli che hanno ragionevolmente qualcosa da dire!Ogni nostro coinvolgimento in progetti come lei ha citato, nello sport con handicap, nella gastronomia, vedi Here Yes Veg e altri progetti simili e per i quali ci interpellano sempre di più, avviene sono se rientrano nell'ottica propositiva del sito. Devono dimostrare - per essere "adottati" dal giornale www.ch-ti.ch - di non essere solo una moda, ma di possedere un'ampia valenza nel campo umano, sociale. Progetti dei quali non siamo convinti sulla loro buona intenzione o che siano solo "commerciali", o servano per cavalcare un trend, non sono parte integrante della nostra filosofia. Desideriamo essere un supporto comunicativo per chi opera a favore del prossimo».

La serata dell'11 11 è aperta a tutti?

«Sì. La prima parte della serata a Faido dell’Open Day 11.11.11, che inizierà alle ore 18’00 è aperta a tutti e in quell’occasione presenteremo in anteprima, i vari progetti con i quali siamo coinvolti in prima persona o che sosteniamo perché riteniamo che il nostro supporto sia importante. La serata aperta a tutti terminerà verso le ore 19’00 con Vin brûle e un dolce leventinese offerto a tutti i presenti. Nella seconda parte avremo un incontro tra noi operatori, giornalisti e persone coinvolte nei progetti».

 

Intervista di Annamaria Lorefice a Roberto Bosia

Coordinatore del giornale online www.ch-ti.ch

Giornalista associato a CH-MEDIA

 

DAGLI ADDOSSO AI GENITORI VEGANI: I MEDIA DANNO UNA MANO. NELLA DIREZIONE SBAGLIATA

Riceviamo e pubblichiamo:

 

Due parole in merito all'articolo apparso il 7 novembre su Ticinonline sui pericoli dell'alimentazione vegana, dove viene riportato il "caso" di un bambino vittima di una coppia di genitori "disgraziati" vegani.

 

http://www.tio.ch/Svizzera/News/656513/Quando-i-genitori-mettono-a-rischio-la-vita-dei-propri-figli

 

Questi articoli "copia incolla" sono redatti da persone che trattano temi a loro ignoti ma con una dose massiccia di pregiudizio, gettano discredito demonizzando, di fatto e in toto, l'alimentazione vegetariana/vegana, nonostante gli innumerevoli sforzi attuati, anche in campo scientifico, in questi ultimi anni.

Ho chiamato direttamente il giornalista per evidenziare gentilmente questa scorrettezza d'impostazione, e altro ancora... È chiaro che fa più notizia una coppia di genitori non perché maldestri o disgraziati  (con licenza però di dubitare della veridicità della notizia poiché è tutto un riportare), ma perché vegani, piuttosto che vedere famiglie intere che rimpinzano abitualmente i figli dai mcdonald's o con schifezze molto ben pubblicizzate.

 

Il giornalista si è mostrato gentile e disponibile e sembrerebbe intenzionato a correggere il tiro anche perché ci sono state altre 'segnalazioni', ad es. la presa di posizione della Società Vegana Svizzera che trovate qui sotto (solo in tedesco).

Se volete anche voi esprimere la vostra opinione scrivete direttamente al giornale www.tio.ch

Vi allego anche la posizione generale dell'Ada (American Dietetic Association) di qualche anno fa:

 

 http://www.eatright.org/about/content.aspx?id=8357

 


(F. S.) 7 11 2011 

 

 


 

Ancora su Gheddafi 

 

Precisazione: citiamo "Gheddafi" nei nostri articoli qui sotto, ben sapendo che tutto è possibile, e che semmai venisse fuori fra qualche tempo che si trattava di persona diversa, il contenuto non cambierebbe, di chiunque fosse il corpo. 


www.liberamenteservo.it/modules.php?name=News&file=article&sid=4403

Ancora su Gheddafi

UN RETTANGOLINO DI TROPPO. MI PIACE? 

 

Questo è uno di quei momenti nei quali mi conforta il pensiero che sono priva di TV da oltre due anni. Sì, ho avuto la grazia di saper rinunciare a quel - potenzialmente utile - elettrodomestico che è il televisore. Mi sono risparmiata un bel po' di pattume mediatico. Una spruzzatina di quel liquame riusciva sempre a passare, nonostante facessi attenzione nel selezionare solo trasmissioni degne di essere viste.

In mesto ricordo, ho mantenuto l'abitudine d'indirizzare il mio pensiero domenicale delle ore 21.30: "Gabbanelli santa subito", non più guardando la giornalista sullo schermo, ma così, nel vuoto.

Naturalmente, le immagini dello scempio su Gheddafi che non avrei voluto vedere e che non mi sono entrate in casa dalla Tv, le ho "dovute" affrontare in Internet. Se non altro per il dovere di informarmi e di condividere l'orrore con colleghi e amici colpiti dalle dirette televisive.

Ho guardato poche foto senza aprire i video; per provare sgomento erano sufficienti le immagini fisse.

Ci si sofferma su quelle foto sempre un minuto di troppo. Da qualche parte della mente e della coscienza, s'affaccia poi l'inutile domanda "ma è tutto vero"? Sapendo che lo è.

Un momento prima di abbandonare le foto e iniziare a leggere gli articoli più autorevoli, ecco che c'è un qualcosa che mi disturba; anche se forse non dovrebbe. È un dettaglio del tutto normale. Ma ora mi colpisce ancor peggio della foto di Gheddafi insanguinato e morente: un piccolo rettangolino, con la celebre f, che aggiunge una nota di indecenza nell'orrore. Il consueto rettangolino che invita a confermare: «Mi piace».

È uno degli inevitabili strumenti per l'audience di un sito web; si acchiappa un di più di popolarità anche così, con queste tecniche che consentono di esistere ed emergere in rete.

Ma l'effetto d'insieme, quel "Mi piace" sul corpo di un martoriato sanguinante, non riesco a digerirlo bene.

Dunque, la scena dell'agonizzante risulta infiorettata da un paio di simboli di simpatica interattività. Gli indicatori e ricercatori di popolarità: "Ci sono 318 visitatori", dice un rettangolino, e "clicca su Mi piace" dice il rettangolino sotto. Quest'ultima richiesta è riferita al sito, al servizio informativo, alla notizia resa. Il sito ha fatto il suo lavoro, come è giusto che sia. Tuttavia la risultanza – per il corredo di quei rettangolini – è un insieme indecente.

No, "Non mi piace". Non mi piace questo inizio di primavera araba macchiato di barbarie. Mi spaventasia chi guarda la barbarie senza capire, sia chi ne ha consapevolezza, e poi clicca su "Mi piace".

E allora? Allora è necessario che mi alleni a guardare in modo sveglio, a notare rettangolini che mi disturbano. Altrimenti pure l'occhio diventa una porta per disattivare la mente. Pericoloso. Voglio leggere solo il ben fatto e ciò che è veramente necessario ad acquisire informazioni, magari diverse tra loro, ma precise e utili.

Non mi piace quel rettangolino vicino al sangue, non ci voglio abituare l'occhio, non voglio rischiare che mi ci abitui anch'io.

                                                                                 Annamaria Lorefice

 

 

LA MORTE DI MUAMMAR GHEDDAFI E LA MACELLERIA MEDIATICA

 

 

20.10.2011 – Come sia davvero morto Gheddafi, se per le ferite riportate durante un attacco aereo o per i colpi d’arma da fuoco degli insorti, a questo punto ha poca importanza per la storia.

Una storia fatta soprattutto di immagini scomposte e cruente. Un susseguirsi concitato di strappi, dal volto tumefatto e insanguinato di Gheddafi alle facce stravolte dall’eccitazione degli uomini che lo hanno catturato.

Scene di violenza tribale, si potrebbe dire con distacco pseudosociologico. Macelleria mediatica servita sul grande piatto dell’informazione globale, si può invece dire con più triste realismo. Provoca un senso di attonito disagio che colpisce allo stomaco, vedere Gheddafi ferito e strattonato, con il volto tumefatto coperto di sangue che tenta di reagire e di muovere qualche passo, gli ultimi della sua vita, prima di cadere morto nel nugolo caotico degli insorti che lo calpestano.

Una violenza cieca e disumana per taluni, una vendetta legittima e liberatoria di un intero popolo che si ribella al tiranno, per altri. Quello che resta dell’ultimo giorno di Gheddafi (una giornata che molti già si affrettano a definire storica) è l’inutile overdose di sangue e di morte che i mezzi di informazione volenti o nolenti ci hanno buttato addosso, soprattutto attraverso internet, in una folle orgia mediatica.

È sembrata una rivincita postuma per la mancanza di fotografie sulla morte di Osama Bin Laden che il governo americano non ha voluto (o potuto) mostrare.

Il “risarcimento” nel caso di Gheddafi è stato però ben superiore alla “perdita” in occasione della controversa eliminazione del leader di Alqaida. Ne avremmo potuto anche fare a meno. Ne avremmo dovuto fare a meno. Ci sarebbe bastato vedere la fotografia del cadavere di Gheddafi per capire che era morto, per dire che era finita. L’accanimento degli insorti e l’impotenza del corpo martoriato del raìs coperto di sangue non hanno aggiunto nulla alla vicenda militare e politica. Resta solo il disgusto per quelle immagini che fomenta il disprezzo per una violenza di gruppo che non abbiamo neppure il diritto di giudicare, perché appartiene a una cultura “tribale” così lontana da noi. Adesso è fin troppo facile dire che i ribelli libici sono bestie assetate di sangue senza pietà. Non li possiamo capire e non li possiamo giudicare.

Abbiamo solo il diritto, e forse il dovere morale, di guardare a quella esagitata rappresentazione mediatica intrisa di sangue con almeno una reazione di civile repulsione. Una repulsione che si deve avere per l’uccisione di qualunque essere umano, anche il “peggiore” come Gheddafi che ha subito la vendetta per i suoi crimini intollerabili. La cui morte è stata mostrata al pubblico oltre ogni accettabile limite della convenienza politica e della decenza.

           Nicola Colotti

 


 

18 MILIONI GLI ANIMALI SALVATI DALLA VIVISEZIONE CON UN IMPEGNO CHE PARTE DAL CANTON TICINO



18 Milioni: è questo il numero di animali stimato dal Governo indiano che, a partire da quest’anno accademico, verranno salvati dalle sperimentazioni didattiche nelle Università e nelle Scuole Superiori indiane a seguito di una nuova direttiva ottenuta tramite il Mahatma Gandhi Center - Doerenkamp-Zbinden Foundation. Ma il progetto è sostenuto dall’Associazione ATRA e nasce dal suo consulente scientifico, il Dr. Massimo Tettamanti.

“Le dissezioni di animali sono state introdotte nel 1920 per aiutare nello studio dell’anatomia, della fisiologia e dell’evoluzione, quando ancora c’erano poche esercitazioni nei laboratori di Zoologia. Così la dissezione di animali, come ambito del curriculum di Zoologia, è vecchia di circa 90 anni”.
Inizia così il preambolo dell’University Grants Commission, New Delhi, nella sua nuova normativa “Guidelines for discontinuation of dissection and animal experimentation in Zoology/ Life Sciences in a phased manner” che ha portato a bloccare la quasi totalità delle sperimentazioni didattiche nelle Università e nelle Scuole Superiori del Sub Continente Indiano.
Ma il progetto contro la didattica universitaria che, oltre a uccidere e sezionare un enorme numero di animali, serve anche per “addestrare” gli studenti, futuri ricercatori, a considerare gli animali degli oggetti viventi (nelle pubblicazioni e nei libri di testo, infatti, gli animali rientrano nella voce materiali) nasce parecchi anni fa.
Il progetto nasce in parallelo negli Stati Uniti (dove già il 70% delle Medical School non utilizza più animali nella didattica) e in Europa, principalmente in Svizzera e in Italia. I progetti in Europa sono stati creati e coordinati dal Dr. Massimo Tettamanti, consulente scientifico ATRA.
A seguito dei primi successi ottenuti in Italia, dove attualmente circa il 70% delle facoltà scientifiche non utilizza più animali a scopo didattico (progetto Didattica Senza Animali, finanziato dalle associazioni Leal in Italia e ATRA in Svizzera), viene creato nel 2006 il centro I-CARE, International Center for Alternative in Research and Education (www.icare-worldwide.org), di cui ATRA è referente per la Svizzera.
Nel 2009 viene creato all’interno del Governo Indiano il Mahatma Gandhi Center - Doerenkamp-Zbinden Foundation. I fondatori e coordinatori di I-CARE, Dr.ssa Shiranee Pereira e Dr. Massimo Tettamanti, ne sono Advisor.
Il Mahatma Gandhi Center svolge varie e numerose attività che raggiungono il riconoscimento internazionale soprattutto al recente Congresso Mondiale sui Metodi Alternativi (Eighth World Congress on Alternatives in Life Sciences) svoltosi a Montreal, Canada, dal 21 al 25 Agosto 2011. Al Congresso sono stati presentati 4 progetti sui metodi scientifici sostitutivi in vari campi della sperimentazione e lo studio intitolato: “Outcome of the effort of MGDC to drop/reduce dissections in the life science curriculum”, è stato giudicato il migliore al mondo per la sessione “Alternatives in Education”. 
L’ultimo e più importante risultato lo si è ottenuto con la suddetta normativa indiana “Guidelines for discontinuation of dissection and animal experimentation in Zoology/ Life Sciences in a phased manner” che, oltre a salvare un enorme numero di animali, modifica culturalmente il concetto di animale come “oggetto” e diventa la base per nuovi progetti anche in altre nazioni o continenti.

Team ATRA – Associazione svizzera per l’abolizione della vivisezione (Lugano)

www.atra.info

(L’articolo, con dettagli maggiori, sarà pubblicato all’inizio di Dicembre sul nostro trimestrale Orizzonti)

La Dott.ssa Michela De Petris al Covegno Atra a Lugano
La Dott.ssa Michela De Petris al Covegno Atra a Lugano

CAMBIARE? SI PUÒ. QUATTRO SPECIALISTI LO HANNO DIMOSTRATO IN UN CONVEGNO A LUGANO, IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DELL'ALIMENTAZIONE 

 

LE CATTIVE ABITUDINI: VOLER SALVARE L'AMAZZONIA MANGIANDO CARNE


 

Lugano (15 ottobre 2011) - Perché è faticoso cambiare abitudini? Si sa, un cambiamento richiede motivazione e sforzo, senza contare che le consuetudini sono spesso comode e piacevoli. Per esempio, c'è chi ama emozionarsi seguendo tutti gli sport in tv, sdraiato sul divano, piuttosto che decidersi a praticarne uno. 

Anche per l'alimentazione è così: a dispetto di tutti gli studi medici più recenti, che informano sui danni dell'alimentazione carnivora, gli svizzeri stanno aumentando il consumo di pietanze animali. D'altra parte, perché privarsi dei piaceri della gola? Sono quei pochi piaceriancora praticabili da tutti e a basso costo.

Perché non gratificarsi con una cotoletta, degli spaghetti allo scoglio, una fetta di torta o un gelato doppia panna? Che sapore squisito...

Così, altro esempio, piuttosto che acquistare delle ottime piadine romagnole all'olio d'oliva, un palato abituato agli unti preferisce quelle "originali": "un sapore squisito" che contiene grasso di maiale, lo strutto. Quasi tutti gli alimenti più insospettabili in commercio, nascondono in sé almeno un ingrediente animale. Cosa comporta tutto questo? Pene e scompensi per tutti, come è stato ribadito il 15 ottobre, in un prestigioso convegno che si è svolto a Lugano grazie all'Atra , in occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione. Un convegno ad hoc per aiutare a cambiare abitudini.

 

Essere contrari alla distruzione dell'Amazzonia e poi mangiare carne? 


 

Nell'anfiteatro dell'Università della Svizzera Italiana, ha dapprima parlato e interloquito con il pubblico il dott. Massimo Tettamanti: «Se fino a poco tempo fa – ha detto – di alimentazione Vegan, cioè esclusivamente vegetale, ne parlavano solo gli animalisti, oggi persino le Nazioni Unite invitano a questa scelta alimentare per salvare salute e pianeta».

Sono le Nazioni Unite a dire: "Senz'ombra di dubbio il consumo di carne, pesce, latte e latticini, è una delle cause primarie di impatto ambientale, fame nel mondo, inquinamento, effetto serra e spreco di risorse. Uno spostamento verso un'alimentazione Vegan è vitale per il sistema planetario". Tettamanti, responsabile del Centro Internazionale Ecologia della Nutrizione, ha sottolineato che: «Nel mondo, il 66 percento dei territori serve per nutrire gli animali, il 34 per cento per nutrire gli umani. Tutti sono preoccupati del fatto che l'Amazzonia, il polmone verde della Terra, stia sparendo provocando sconvolgimenti climatici. Ci si preoccupa di usare carta riciclata, dato che la produzione di carta impatta sulla deforestazione per il 3 per cento. Quanto impatta l'allevamento dei bovini? Il 60 per cento! Marciare contro la deforestazione e poi mangiare carne è un controsenso. La distruzione dell'Amazzonia parte da noi singoli consumatori».


 

Cambiare verso il Vegan è possibile e doveroso 


 

A seguire, ha parlato la medico chirurga (specialista in Scienza dell'Alimentazione presso l'Istituto dei tumori di Milano e al San Raffaele di Milano), Michela De Petris: «Sovrappeso, ipertensione, tumori, sono tutte patologie sulle quali ognuno attivamente può lavorare, modificarne il decorso, prevenirne l'insorgenza e migliorare la prognosi se attivamente cambiamo la nostra alimentazione. La scelta Vegan, per le protezioni che offrono i vegetali, è quella più valida: lo dimostrano tutti i maggiori studi scientifici mondiali – e, ha concluso – cambiare vecchie pietanze con altre buonissime e tutte vegetali è possibile e doveroso». 

 

Bambini che non hanno mai ingerito carne? Vivi e vegeti!


 

È stata poi la volta del medico chirurgo e pediatra Luciano Proietti: «Perché chiederci ancora come sia possibile privare i bambini della carne? Qui, oggi tra noi è presente un bambino vegano, sano, che non ha mai mangiato carne da quando è nato. Se non fosse possibile sarebbe morto - ha esordito Proietti – se la carne fosse stata indispensabile per l'allevamento del bambino, come adesso purtroppo ancora si sostiene, ci saremmo estinti, perché al contrario dei tempi moderni, non è mai successo nella storia dell'umanità che si mangiasse carne prima dei 5 anni circa. Nonostante queste evidenze, ciascuno di noi ha ricevuto il messaggio che senza carne un bambino non può crescere. In Italia ci sono circa 5000 bimbi cresciuti, e bene, senza averla mai toccata... ».

Infine, un altro tema che, come quelli precedenti, infastidisce gli interessi forti delle multinazionali, ossia l'allattamento al seno. La medico chirurga Luisa Mondo, specialista in Igiene e Medicina preventiva ha ricordato: «L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l’allattamento materno. I dati dimostrano che i bambini nutriti con sostituti artificiali si ammalano e muoiono di più di quelli allattati al seno, ovunque nel mondo».

Dato che oggi le informazioni sono accessibili a tutti, e scuse non ce ne sono più, restano invece due fattori decisivi che giocano contro gli animali (e contro noi stessi). Il primo è la nostra voglia di gratificarci, qualunque sia il prezzo. Anche se sarà pagato da creature innocenticostrette a subire la barbariedegli allevamenti e della macellazione (basta visitarli, provare per credere), e pagato dalla Terra. Il secondo fattore è composto dagli immensi interessi economici in ballo. Essi si reggono e proliferano contando su disinformazionee cattive abitudini. Ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte "mangiando bene", per il massimo piacere del palato e della salute, e contenti che il nostro godimento quotidiano non abbia inferto dolore ad altre creature. Si può fare!

                                                                         Annamaria Lorefice


 

Il convegno è stato organizzato dall'Atra (Associazione svizzera per l'abolizione della vivisezione) in occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione.

A chi lo desidera,il dott. Massimo Tettamanti fornirà informazioni via mail.

Goodlyswiss andrà in cerca e pubblicherà le ricette più gustose per un solerte cambiamento di tutti i lettori verso le pietanze vegan.

 

Foto sotto: Durante il Convegno di Lugano a sinistra il Dr. Luciano Proietti, a fianco il Dr. Massimo Tettamanti. A seguire la Dr.ssa Luisa Mondo

 

Impossibile mangiare chi si ama
Impossibile mangiare chi si ama

SETTIMANA VEGETARIANA INTERNAZIONALE

 

Data dal 1/10/11 al 7/10/11

Link http://www.vegetarianweek.org

 

Anche quest'anno viene organizzata a livello internazionale dall'1 al 7 ottobre la Settimana Vegetariana Mondiale, che informa le persone sulla scelta di escludere ogni ingrediente di origine animale dall'alimentazione e dagli altri tipi di consumo, a cominciare dall'abbigliamento.

 

COSA SI PUO' FARE

Chi sia interessato ad aderire o a promuovere e organizzare iniziative nel proprio territorio per diffondere la scelta vegan, può segnalarla al sito della Vegetarian Week, purché escludano in qualsiasi modo il consumo, oltre che di carne e pesce, anche di latte, latticini, uova.

Un'altra possibilità è quella di organizzare un volantinaggio o l'affissione dei manifesti "Io passo a veg" forniti gratuitamente dagli organizzatori. Altre iniziative da svolgere on-line: scrivere ai giornali, diffondere il banner, inviare la cartolina via mail, condividere su FB: www.facebook.com/VegetarianWeek..

 

 

PER SAPERNE DI PIU'

Il sito ufficiale della Vegetarian Week riporta notizia degli eventi organizzati in varie parti del mondo, mentre la lista delle iniziative italiane e dei contatti locali è riportata su AgireOra.org.

Idee, materiali di supporto e istruzioni per l'uso sono disponibili sul sito web (inclusi file sorgenti):

www.agireora.org

www.vegetarianweek.org

 

Renzo Balmelli, giornalista
Renzo Balmelli, giornalista

 

LA SVIZZERA NON PERDE LA TESTA SOTTO LA SFERZA DELL'ATTUALITÀ

 

SVIZZERA - Nel gestire le crisi e nei rapporti con l’Europa, per Renzo Balmelli, la Confederazione se la cava bene... Leggi tutto nel pdf scaricabile qui sotto...

 

Intervista di Annamaria Lorefice su www.gazzettasvizzera.it   a 

 

Renzo Balmelli, giornalista esperto di politica nazionale e internazionale durante una pausa negli studi della RSI a Besso. È stato direttore del telegiornale TSI a Comano (Ticino) negli anni ‘60. 

 

www.gazzettasvizzera.it
GAZZETTA SVIZZERA Balmelli 2011.pdf
Documento Adobe Acrobat 81.4 KB

UNIAMOCI TUTTI CONTRO LA VIVISEZIONE

 

FIRMIAMO QUI CONTRO L'ORRORE

 

 

Continua  la Campagna: Uniti Contro la Vivisezione! 
Firmiamo e giriamo a tutte le nostre conoscenze!
Campagne:  LAV, PeTA, LEAL, NoCruelCosmetics, HumaneSociety, ThePetitionSite.

http://www.promiseland.it/2011/09/21/uniti-contro-la-vivisezione/ 

 

Condividi su Facebook:
http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.promiseland.it/2011/09/21/uniti-contro-la-vivisezione/&t=Uniti%20Contro%20la%20Vivisezione 

 

Per saperne di più sulla sperimentazione animale in ambito cosmetico: www.veganok.com/vivisezione 
 

 

I MASCHI DEL 2000? SARANNO DEI PERFETTI CASALINGHI


Lugano - A pochi mesi dalla sua pubblicazione il libro di Oscar Matti, "Il casalingo", è riuscito ad incuriosire molti lettori. Con una buona scrittura, secca e ironica, Matti apre la porta di casa sua, offrendoci la visione di gioie e dolori tra pulizie, pappe e bimbi urlanti.

Un libro gradevole che riesce anche, cosa non da poco, e far scoppiare qualche sana risata di fronte a certe piccole disavventure quotidiane... Una consolazione per i tanti che nella vita si occupano "a tempo pieno" della casa, della moglie e dei figli. Intervista a Oscar Matti sull'atteggiamento di altri maschi, amici e parenti, di fronte alla sua scelta di fare il casalingo... Leggi tutto su www.prodomomaschio.jimdo.com 

 

PiacerEtica informa

Cosa ne dice la dott.sa Michela De Petris?

Michela De Petris, Medico chirurgo e nutrizionista all'Ospedale San Raffaele di Milano

LA DOTT.A DE PETRIS VA AL RISTORANTE... Leggi tutto a pag. 2 Ristoranti


LA MESSA  IN SCENA DELLA LUCE NON SI FERMA DI FRONTE ALLE ALPI

 

Per il suo 150° anniversario, il Club Alpino Svizzero (CAS) lascerà mettere in scena l’illuminazione di 25 delle sue capanne da un artista della luce... Leggi tutto nei COMUNICATI STAMPA 

 

 

 

 


 

Leggi tutto a pag.6 Ecopress

Dopo la trasmissione de La 7 del 12 ottobre 2012 su INQUINAMENTO LUMINOSO e OPERAZIONE CIELI BUI

 

@Mail aperta: “C’era una volta Enrico Vaime”

 

Cortese Signor Enrico Vaime,

 

 

che shock! Da un uomo intelligente e fine intellettuale quale è lei, non mi sarei mia aspettata... Leggi tutto a pag 6 Ecopress

 

UNA CASA PASSIVA, BIOECOLOGICA, CLASSE A...

SENZA VENTILAZIONE CONTROLLATA. È POSSIBILE?


di Luca Giordano, ingegnere, Lugano

Leggi tutto a pag 4 Casa sana


"HO PENSATO A UNA COSA BRUTTA... INVECE ERA SOLO UNA VEGANA"

 

Con here YES VEG ai festeggiamenti del sito www-ch-ti.ch 

La serata si è svolta nell'elegante Albergo Faido, dove Goodlyswiss il sito sostenitore dell'iniziativaYES VEG, ha raccolto qualche divertente e insolito commento tra gli astanti... Leggi tutto  apag. 6 Ecopress

 


OGGI CHIUNQUE PUÒ PERMETTERSI L’ACQUA SANITARIA RISCALDATA DAL SOLE


Grazie alle agevolazioni fiscali, ai contributi di promozione e alle spese di riscaldamento inferiori, un impianto solare si ammortizza spesso da sé. E il sole non manda bollette... Leggi tutto a pag. 4 Casa sana

 

 

Su Gheddafi

 Precisazione: citiamo "Gheddafi" nei nostri articoli qui sotto, ben sapendo che tutto è possibile, e che semmai venisse fuori fra qualche tempo che si trattava di persona diversa, il contenuto non cambierebbe, di chiunque fosse il corpo. 

 

Ancora su Gheddafi

UN RETTANGOLINO DI TROPPO.

MI PIACE? Di Annamaria Lorefice Leggi tutto a pag. 6 Ecopress

 

GHEDDAFI E LA MACELLERIA MEDIATICA. Di Nicola Colotti  Leggi tutto a pag. 6 Ecopress

www.ch-ti.ch


Intervista a Roberto Bosia 


"Desideriamo essere un supporto comunicativo per chi opera a favore del prossimo..." 

Leggi a pag. 6 Ecopress

 

11 11 2011 

All'Albergo Faido

IL GRANDE EVENTO DELLA TESTATA ON LINE 

www.ch-ti.ch 

 

Leggi in Comunicati stampa


 

 

DAGLI ADDOSSO AI GENITORI VEGANI: I MEDIA DANNO UNA MANO. NELLA DIREZIONE SBAGLIATA

Un articolo su Ticinonline parla dei pericoli dell'alimentazione vegana, riportando il "caso" di un bambino vittima di una coppia di genitori "scellerati" vegani... Leggi tutto a pag. 6 Ecopress

18 MILIONI GLI ANIMALI SALVATI DALLA VIVISEZIONE CON UN IMPEGNO CHE PARTE DAL CANTON TICINO Leggi tutto a pag.6 Ecopress

CAMBIARE? SI PUÒ. QUATTRO SPECIALISTI LO HANNO DIMOSTRATO IN UN CONVEGNO SULL'ALIMENTAZIONE A LUGANO

 

Lugano (15 ottobre 2011) - Un'ovazione ai quattro specialisti di alto livello scientifico – Massimo Tettamanti, Michela De Petris, Luciano Proietti e Luisa Mondo - che hanno conquistato il pubblico presente nell'Anfiteatro dell'Università della Svizzera Italiana. Arguti nel presentare i dati, efficaci nel fornire soluzioni chiare a quanti desiderano cambiare abitudini alimentari per il benessere del Pianeta e per il proprio... Leggi tutto a pag. 6 Ecopress

 

UNIAMOCI TUTTI CONTRO LA VIVISEZIONE

 

FIRMIAMO QUI CONTRO L'ORRORE

 

IL CASALINGO

I MASCHI DEL 2000?

SARANNO DEI PERFETTI

CASALINGHI

 

Ecopress

 

Diventare Vegan? Un facile percorso per capire il perché, ma soprattutto il COME di questa scelta! 

www.vegfacile.info/