Marcello Sorce Keller
Marcello Sorce Keller

Goodlyswiss, del rumore e del silenzio

 

LA TORTURA DELL'ARMONIA ILLEGALE

 

di Marcello Sorce Keller - Leo S. Olschki Editore

 

 

Igiene sonora - Lugano -  (...) le orecchie... sono probabilmente la parte più esposta e indifesa del nostro corpo. È facilissimo ferirle con rumore e musica (ed è la musica altrui che spesso diventa per noi 'rumore', smentendo così il luogo comune secondo cui essa affratella e unisce, mentre invece più frequentemente divide e contrappone)*

Ma il problema non si risolverebbe con l'eliminare drasticamente l'una e l'altra cosa, ammesso che fosse possibile, perché se a volte gli uomini soffrono per rumore e musica prodotti da altri uomini, soffrono spesso anche di fronte al completo silenzio.

In una camera anecoide, che ci isoli totalmente dall'esterno, avvertiremmo pur sempre il nostro stesso respiro e il battito del cuore. Anche a non essere inclini all'ipocondria ne saremmo disturbati, perché questi suoni ci ricordano quanto sforzo e fatica compia, istante dopo istante, il nostro organismo solamente per continuare a vivere. In condizioni normali, invece, i suoni ambientali mascherano quelli prodotti dalla nostra macchina corporea e spesso, a loro volta, non sono nemmeno realmente ascoltati. Il nostro cervello è infatti straordinariamente capace di relegare suoni e rumori che non interessano al di sotto della soglia di attenzione. Dobbiamo quindi soffermarci e fare un piccolo sforzo per divenirne pienamente consapevoli: ecco allora il vecchio orologio a pendolo, il traffico, frammenti di conversazione, musica che proviene dall'appartamento vicino.

Sono tutti esempi di quello che John Cage chiamava illegal armony. Intendeva dire con ciò che l'"armonia" in musica si produce con la sovrapposizione intenzionale e artistica di suoni elementari e discreti, che a loro volta sono già il risultato di una preselezione culturale. Al Conservatorio si impara a maneggiarli secondo procedimenti codificati dalla tradizione e quindi esprimibili in forma di regole. Questa è dunque l'armonia da manuale, quella "legale".

Ogni altra sovrapposizione di suoni, il simultaneo abbaiare di un cane che si combina col rumore di un aereo che ci sorvola, mentre una motocicletta che sgomma gira l'angolo di casa nostra, costituiscono un'armonia "illegale".

Cage sosteneva che anche le armonie "illegali", per chi le sappia ascoltare, possono offrire piacere estetico. Naturalmente, lui arrivava a questo tipo di sensibilità tramite il buddismo zen, che richiede una quiete interiore che per la maggior parte di noi, calati in una vita attiva di tipo occidentale, è sostanzialmente inattingibile. È paradossale quindi che Cage, americano del secolo XX, il più rumoroso in assoluto nella storia del mondo), dovesse ricorrere al pensiero orientale per poter convivere con alcuni degli aspetti più invasivi della propria stessa cultura. Viene da pensare.

 

                                                          Marcello Sorce Keller

 

 

Tratto da "Gilgamesh, la illegal harmony di Cage, la "Vendetta di Mussolini" e varie altre cose", di Marcello Sorce Keller pubblicato da Leo S. Olschki Editore – Firenze www.olschki.it

 

 

* Nel secolo XIX il fisico Hermann von Helmholtz parlò di rumore, e di «suono non musicale», per descrivere le vibrazioni aperiodiche. Il termine 'rumore', preso nel suo senso usuale e quotidiano, indica più generalmente ciò che per noi non è musica, il contrario, l'opposto della musica. Quando parliamo di 'musica' e 'rumore' sembrerebbe quindi che si vogliono mettere insieme due cose che sono estranee una all'altra. Ma in realtà non è proprio del tutto così, perché la percezione del rumore (inteso come disturbo, come interferenza, come non musica) è ampiamente soggettiva: ci sono persone che non sopportano nemmeno il canto del gallo, ce ne sono altre che vanno in estasi per il rombo di una Ferrari. Il solo riferimento oggettivo, uguale per tutti, pare che sia la soglia del dolore, che si raggiunge con una intensità di circa 125 dB

 

Marcello Sorce Keller
Marcello Sorce Keller

 

Goodlyswiss, del rumore e del silenzio

 

LA MUSICA FA RUMORE, OH CHE BEL DIVERTIMENTO!

 

Igiene Sonora - Lugano - Anche la musica è diventata rumore. Per meglio dire, è utilizzata per immettere rumore. Pare strano, ma ancora oggi i giovani (maschi soprattutto), così come facevano quelli di quarant'anni fa, si mettono in mostra mentre guidano con le potenti autoradio a tutto volume. Una cafonaggine davvero seccante. Oltretutto, in termini di sicurezza stradale ci si chiede come possa essere consentito. Si guida anche con l'udito, pronti a farsi da parte nel caso una sirena di soccorso abbia bisogno di strada, o per avvertire rumori insoliti provenienti dal motore, e così via. Poi ci sono le notti bianche con i decibel sparati a mille, i rave party, le feste di piazza o private fino alle due del mattino: i comuni rispondono che la gente si deve pur divertire, e incassano quei quattro soldi da bar e altri esercizi pubblici che organizzano questi "eventi", che si moltiplicano dappertutto. Peccato. Non si tratta che d'inquinamento acustico allo stato puro, accettato in nome del "divertimento". Chiediamo il parere di chi ama la musica ed è un'autorità nel campo dell'etnomusicologia, Marcello Sorce Keller.

La musica è cosa buona, di per sé. Eppure, in questo caos epocale, anche quest'arte più che rigenerarci lo spirito riesce a stremare in nervi delle persone più sensibili, e in più di un'occasione. O no?

«La musica che non è gradita e che non è desiderata diventa rumore. Interferisce con la tua vita e se non hai la sensazione che ti dia qualcosa, se non la vuoi, se non la desideri, se non la scegli, è una inopportuna intrusione nella tua privacy, nella tua sfera d'azione, perché interferisce anche con quello che stai facendo in un dato momento. A quel punto, credo che la distinzione tra musica e rumore cessa; tanto che è vero che corretto considerare come rumore la musica imposta dagli altri. Succede anche al ristorante. Mi è capitato di chiedere di abbassare il volume di stereo o tv, per lo meno nella sala dove si mangia...».

Però c'è anche chi non ha questa sensibilità, anzi gode della musica-rumore... Non ha l'impressione che sia sempre più diffusa una paura del silenzio?

«Meno si è abituati al silenzio più lo si percepisce come una minaccia invece che come fattore di serenità. L'horror vacui, l'orrore del vuoto. Siamo così sempre più costretti ad abituarci al rumore della musica di sottofondo, che a molti, soprattutto ai più giovani, cresciuti in ambienti così rumorosi, di fronte all'esperienza del silenzio che non hanno quasi mai realmente vissuto per cui il silenzio li spaventa.

Chi è nato e cresciuto in momenti della nostra storia in cui il silenzio era ancora esperibile, ancora tangibile e in fondo ne è rassicurato».

Speriamo, anzi diamoci da fare, affinché si possa regolare il volume o anche azzittire gli impianti di musica indesiderata.

«Nella realtà quotidiana normalmente ci viene inflitta una misura di musica e di rumore enorme. Pensi che la cosa è relativamente recente perché, prima che esistesse l'elettronica, già furono fatti tentativi di diffondere la musica su ampi spazi, parlo degli inizi del ventesimo secolo. Quella era ancora un'epoca in cui accedere alla musica non era facile, non ti capitava tutti i giorni, e tutti i momenti di poterla avere anche quando l'avresti desiderata. Non essendo disponibile, si doveva andare ad un concerto, o in piazza a sentire la banda, per goderne. Allora negli Stati Uniti cominciarono a inserire dei tubi di metallo nell'intercapedine dei muri dei palazzi, in modo che questi tubi conducessero le onde sonore e facessero arrivare l'eco della musica prodotta in uno dei tanti locali. Da qui viene un'espressione che si usa ancora pipe-in-music per dire di musica che viene diffusa attraverso una rete di canali. Questa cosa cominciò a prendere piede abbastanza rapidamente e così tanto, che negli anni trenta (vedi libro) la compagnia della Coca Cola per farsi pubblicità cominciò a distribuire, come omaggio a chi comperava più bottigliette, un disco a 78 giri vuoto, cioè privo di suoni, e sulla cui etichetta c'era scritto: "Tre minuti di silenzio offerti dalla Coca Cola"... ».

Incredibile...

«Un'idea brillante che le dice come già la musica diffusa arbitrariamente ed eccessivamente aveva iniziato a dare fastidio a qualcuno che avrebbe preferito non averla quando leggeva il giornale, quando studiava o lavorava».

Non si poteva stoppare il tubo e fermare l'entrata della musica?

«Eh no, perché per esempio negli uffici, quando i tubi c'erano la musica arrivava e non era facile bloccare con un "tappo" questa irruzione sonora. Per questo molti non la gradirono sin da subito. Dunque la Coca Cola cogliendo il fatto che il silenzio cominciava a diventare un bene difficilmente ottenibile regalò un disco, bella ironia, sul quale non era inciso assolutamente nulla, dicendo suonatevi e godetevi questi tre minuti di silenzio!».

Annamaria Lorefice

 

Segnalateci i luoghi più tranquilli che conoscete da far amare anche ad altre cultrici/ori del silenzio.

Per contro, segnalateci le zone di musica-rumore di vostra conoscenza. Sarà fatta una graduatoria.

Fatelo in "Ci dite la vostra?"


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